Citazione

Dal libro di Giuseppe Bandi: I Mille, da Genova a Capua.
Bandi parla di Garibaldi e del momento dell’imbarco a Genova.

foto Archivio Incorpora, Palermo

“Era una folla avida di vederci, di salutarci, e di augurare in nome d’Italia la vittoria al magnanimo nosro condottiero; eran babbi, mamme, fratelli, sorelle, figliuoli, che venivano a dire addio ai loro cari…
Da ogni parte baci, singhiozzi, saluti, mazzi di fiori, strette di mano, e uno sventolar di fazzoletti, e un agitar di cappelli.
Quando ricordo quella sera e quell’ora, sento gonfiarmisi il cuore, e piango sulla perduta gioventù, e piango sulla tomba dell’uomo che i sogni più belli della gioventù mia se li ha portati con sè!

Io veggo ancora quella nobile figura, ritta in atteggiamento scultorio, là sulla punta dello scoglio, sotto il quale lo aspettavano i remiganti coi remi in aria. La brezza della sera agitava le pieghe del suo puncho; e col cappello in mano stava guardando attonito la gente che gli facea corona, e che era muta al par di lui.
Garibaldi e quanti gli stavano attorno, sentirono in quel momento quanto fosse grande la poesia dal silenzio.

E chi interruppe quel solenne silenzio fu un vecchio: un vecchio siciliano, che il giorno innanzi era venuto alla villa Spinola (QG di Garibaldi a Genova) conducendo quattro figliuoli.
Quel vecchio fattosi innanzi agitò per aria il cappello, e con voce forte gridò:

“-Generale, ieri vi detti i miei quattro figliuoli; oggi vi do l’augurio della vittoria. Io vi dico in nome di Dio che libererete la Sicilia!”.

Tra questi vi era anche questo ragazzo ritratto nella foto di Giuseppe Incorpora…qualcuno ci ha visto una somiglianza, ma non mi ci rivedo proprio.

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Igor D'India Freelance Videomaker Chi sono, cosa faccio, perchè non me ne sto a casa? Agli inizi ho effettuato reportage in zone di guerra (Bosnia, Caucaso, Sahara Occidentale ) o poco conosciute come la “finca” cubana nella regione di Guantanamo. Qualche passaggio in Asia e Africa con una vecchia Y10 e un equipaggio di folli (in senso positivo) ha arricchito il quadro delle avventure in luoghi non proprio raccomandabili. Queste esperienze sono state per me una formazione indispensabile per le avventure venute in seguito, come la Marsala-Torino in bici per i 150 anni dell'Unità d'Italia, la risalita a piedi del martoriato fiume Oreto di Palermo, il mese in isolamento in una grotta profonda 25 metri nel Monte Pellegrino (Pa) e l'attraversamento del Canada in autostop in inverno. Lo scopo dei miei lavori è spesso raccontare una spedizione (solitaria o in team) o un importante avvenimento verificatosi nel luogo che si attraversa, con pochi a disposizione. Lo stile tende a essere quello degli esploratori/documentaristi di un tempo: imprese difficili con mezzi improbabili. Forse non sarà rimasto niente da esplorare, ma si possono fare esperienze straordinarie anche dietro casa se si affrontano in un certo modo. Supporti tecnologici che fanno "il lavoro per te", ad esempio, possono contaminare l'approccio onesto all'esperienza e rovinarne il senso. Dove si è da soli davanti all' ignoto e dove si pagano cari gli errori commessi, il successo (senza trucchi) così come il fallimento, garantiscono una maturazione personale più rapida delle esperienze ordinarie. Se poi le cose vanno male o è colpa tua o dell' imponderabile. In tutti i casi ci si trova sempre a dire "ma chi me lo ha fatto fare?". I ricordi te li godi dopo, davanti a una fresca birra con gli amici, o davanti a una tastiera, quando metti nero su bianco l'accaduto, tra il sorriso e la nostalgia.

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