3 Agosto. Davanti al “mare aperto”

Oggi è stata l’ultima tappa in territorio domestico, quello che conosco a memoria e dove sono cresciuto.

Ho lasciato Palermo in tarda mattinata per risolvere le ultime beghe lavorative e ho tirato dritto su Cefalù, dove abitano i miei con il mio cane.

Non ho avuto il coraggio di fotografare il Ponte dell’Ammiraglio…avvolto da quel caos cittadino, abbandonato alle intemperie, un ponte che bisognerebbe dirgli grazie ogni giorno per l’importanza che ha avuto, e che invece marcisce come tutto il resto che gli cresce attorno.

Ho preferito fare invece una foto al mio Oreto, il fiume che ha raccolto i morti delle battaglie a Palermo, e che ora raccoglie il corpo di qualche povero suicida che si lancia dal ponte Corleone o le carcasse di auto rubate. Conosco bene quel fiume, l’ ho risalito a piedi metro per metro, quasi sempre camminando in acqua, tra i liquami dei miei concittadini…ma questa è un’altra storia. Per i curiosi posto un link in coda all’articolo.

Satura, marcia, solo questo mi viene in mente attraversando Palermo, la mia città.

La SS 113 invece evoca in me le primissime avventure in strada. Le camminate “fin dove resistono le gambe” da paese a paese per 30-40km ad appena 15 anni. Era un gioco, ma la voglia di conoscere era già tanta e le idee chiare. Per noi ragazzini (eravamo in 2) era il cielo con un dito, l’ignoto.

Ora la percorro in bici per l’ennesima volta. Da buona strada trafficata da tir e auto è sporchissima. Per cambiare lo scenario bisogna aspettare di arrivare molto più a nord.

Metallo, vetro, plastica, carcasse di animali, tombe. Questo è quello che gli occhi puntati in basso vedono costantemente durante i viaggi in bici sulle nostre strade. Meglio alzarli e guardare il mare che fa sempre bene.

A Termini ho fotografato altri due luoghi storici del passaggio dei Mille. Un ponte antico e il balcone dal quale parlò ai termitani il Generale.

Qua a Cefalù è un paradiso, fa fresco. Me lo godo e penso che dovrò essere all’attacco della tappa spaccagambe (i primi 50 km della Calabria) prima dell’ondata di caldo africano prevista per il weekend. Dovrei arrivarci molto prima.Come tappa storica ho solo quella della battaglia di Milazzo, prima di Messina.

Oggi poi, in collegamento telefonico con Radio 2 ho scoperto che 2 ciclisti amatori, nonchè metalmeccanici in cassa integrazione, stanno facendo un giro lunghissimo per toccare tutte le province italiane in bici. Un viaggio di 8000 km da Giugno a Settembre. Spero di poterli intervistare, loro ora sono sulla Sila e non li invidio per niente perchè sarà bella dura, ma verranno nella mia direzione e non dovrebbe essere impossibile beccarci (li ho contattati e attendo news). Seguiteli su http://www.pedalaitalia.wordpress.com!!

 

link al trailer del video “Oreto, Urban adventure”.

http://www.youtube.com/watch?v=ON62H_jhXIA

 

 

 

 

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Igor D'India Freelance Videomaker Chi sono, cosa faccio, perchè non me ne sto a casa? Agli inizi ho effettuato reportage in zone di guerra (Bosnia, Caucaso, Sahara Occidentale ) o poco conosciute come la “finca” cubana nella regione di Guantanamo. Qualche passaggio in Asia e Africa con una vecchia Y10 e un equipaggio di folli (in senso positivo) ha arricchito il quadro delle avventure in luoghi non proprio raccomandabili. Queste esperienze sono state per me una formazione indispensabile per le avventure venute in seguito, come la Marsala-Torino in bici per i 150 anni dell'Unità d'Italia, la risalita a piedi del martoriato fiume Oreto di Palermo, il mese in isolamento in una grotta profonda 25 metri nel Monte Pellegrino (Pa) e l'attraversamento del Canada in autostop in inverno. Lo scopo dei miei lavori è spesso raccontare una spedizione (solitaria o in team) o un importante avvenimento verificatosi nel luogo che si attraversa, con pochi a disposizione. Lo stile tende a essere quello degli esploratori/documentaristi di un tempo: imprese difficili con mezzi improbabili. Forse non sarà rimasto niente da esplorare, ma si possono fare esperienze straordinarie anche dietro casa se si affrontano in un certo modo. Supporti tecnologici che fanno "il lavoro per te", ad esempio, possono contaminare l'approccio onesto all'esperienza e rovinarne il senso. Dove si è da soli davanti all' ignoto e dove si pagano cari gli errori commessi, il successo (senza trucchi) così come il fallimento, garantiscono una maturazione personale più rapida delle esperienze ordinarie. Se poi le cose vanno male o è colpa tua o dell' imponderabile. In tutti i casi ci si trova sempre a dire "ma chi me lo ha fatto fare?". I ricordi te li godi dopo, davanti a una fresca birra con gli amici, o davanti a una tastiera, quando metti nero su bianco l'accaduto, tra il sorriso e la nostalgia.

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