6 agosto. Amantea. Un incontro d’altro tempi.

Nei libri delle grandi imprese alpinistiche si legge spesso di incontri fortuiti tra cordate,anche di nazionalità diversa, che sfociano in scambi di informazioni, battute, condivisione di viveri ed esperienze, nuove cordate. Questo mi ha ricordato l’incontro di oggi. Vagavo sotto il sole delle 11 e 20, già caldo e aggressivo, verso Vibo. Andavo di buon passo in salita stando bene attento a non farmi investire. Improvvisamente vedo due bici con le borse rosse. Sapevo che i due metalmeccanici che girano per le province italiane erano in Sila da qualche parte e che dovevano avere un aspetto simile a quelle due sagome che mi venivano incontro. Avevo provato a contattarli sul loro blog dopo l’intervista fatta assieme su Radio 2, ma nessuna risposta. Provo a urlare “metalmeccanici?”. Bingo.

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La fortuna ha voluto donarmi l’incontro con Ugo Ghilardi 54 anni e Manuel Ardenghi 34, entrambi operai bergamaschi già conosciuti al nord per la traversata TOTALE dell’ arco alpino da Ventimiglia a Trieste a piedi.
Non credevo ai miei occhi, sembravano Bonatti e Oggioni di ritorno da una cima. I corpi tesi e robusti, le vene gonfie e nervose, la pelle bruciata dal sole. Le loro bici mi ricordavano il mio muletto stracarico, le loro gambe hanno fatto già 1400 km senza problemi e con le mie hanno poco a che vedere. Ugo ha bucato ben 7 volte…ma chi fa questa vita sa bene che di ben altri guai bisogna aver timore.
Dopo la festa reciproca ci siamo raccontati un po’ di aneddoti e poi e’ nata questa intervista. Il nostro incontro avrebbe meritato una litrata di birra e una mangiata come si deve, ma dobbiamo già dire grazie di esserci incrociati e aver parlato a bordo strada in mezzo a quei campi bruciati dal sole. Del resto per ora viviamo così, tra l’asfalto e i nostri sogni di un futuro migliore. Vogliate bene a sti due bergamaschi, e se li trovate vicino casa offrite loro ospitalità. Avrete in casa un pezzo di storia. Auguro loro una serena continuazione e un felice ritorno ai propri cari.
Seguiteli su pedalaitalia


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1 Response to “6 agosto. Amantea. Un incontro d’altro tempi.”


  1. 1 ZUCCO GIOVANNI gennaio 9, 2012 alle 8:15 am

    HO LETTO IL LIBRO “LA GRANDE TRAVERSATA DELLE ALPI” FANTASTICO!!UGO E MANUEL SIETE VERAMENTE IN….GAMBA!AVESSI SAPUTO DI TALE IMPRESA MI SAREI ACCODATO PURE IO
    (SONO UN ESCURSIONISTA DEL CAI DI GENOIVA,LA MIA “SCARPINATA” PIU’ MORDACE E’ STATA LA SALITA AL LYSKAMM)).
    ANCORA COMPLIMENTI PER L’IMPRESA ED AUGURI PER I VOSTRI PROSSIMI CIMENTI.
    GIOVANNI ZUCCO


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Igor D'India Freelance Videomaker Chi sono, cosa faccio, perchè non me ne sto a casa? Agli inizi ho effettuato reportage in zone di guerra (Bosnia, Caucaso, Sahara Occidentale ) o poco conosciute come la “finca” cubana nella regione di Guantanamo. Qualche passaggio in Asia e Africa con una vecchia Y10 e un equipaggio di folli (in senso positivo) ha arricchito il quadro delle avventure in luoghi non proprio raccomandabili. Queste esperienze sono state per me una formazione indispensabile per le avventure venute in seguito, come la Marsala-Torino in bici per i 150 anni dell'Unità d'Italia, la risalita a piedi del martoriato fiume Oreto di Palermo, il mese in isolamento in una grotta profonda 25 metri nel Monte Pellegrino (Pa) e l'attraversamento del Canada in autostop in inverno. Lo scopo dei miei lavori è spesso raccontare una spedizione (solitaria o in team) o un importante avvenimento verificatosi nel luogo che si attraversa, con pochi a disposizione. Lo stile tende a essere quello degli esploratori/documentaristi di un tempo: imprese difficili con mezzi improbabili. Forse non sarà rimasto niente da esplorare, ma si possono fare esperienze straordinarie anche dietro casa se si affrontano in un certo modo. Supporti tecnologici che fanno "il lavoro per te", ad esempio, possono contaminare l'approccio onesto all'esperienza e rovinarne il senso. Dove si è da soli davanti all' ignoto e dove si pagano cari gli errori commessi, il successo (senza trucchi) così come il fallimento, garantiscono una maturazione personale più rapida delle esperienze ordinarie. Se poi le cose vanno male o è colpa tua o dell' imponderabile. In tutti i casi ci si trova sempre a dire "ma chi me lo ha fatto fare?". I ricordi te li godi dopo, davanti a una fresca birra con gli amici, o davanti a una tastiera, quando metti nero su bianco l'accaduto, tra il sorriso e la nostalgia.

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