8 agosto.Tappa da scalatori e ritorno da vecchi amici.

La mia memoria aveva evidentemente rimosso la salita per S.Giovanni a Piro e la successiva sfacchinata per Pisciotta, al fine di proteggermi da incubi terrificanti. Caldo soffocante, venivo già dalle strapiombanti falesie a mare di Maratea, tornanti che devi pompare forte se no ti pianti e non riparti più, strade disconnesse, frane. Saranno stati forse 90-100km, ma pesanti come 200.

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Per scendere da Pisciotta ho fatto anche un clamoroso dritto con ruota bloccata per evitare un cratere e fortuna ha voluto che l’auto che saliva dalla curva contromano andasse piano.
Quella discesa e’ roba da Kazakistan.Sembra una rampa da skateboard.

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Chiaramente la strada in questione e’ una di quelle che si aspetta la tragedia per sistemarla. La montagna sta venendo giù e se franasse del tutto sarebbe un bel guaio per la gente locale. In serata ho raggiunto un luogo che invece la mia memoria ricorda come “casa”. Il posto in questione si chiama Camping La Serra, località Velia. Tre anni fa arrivai alla vigilia di ferragosto. Altri camping mi avevano respinto, loro mi hanno accolto come un figlio, mi hanno rifocillato e dato una piazzola…il tutto come ospite. La mattina del ferragosto mi svegliai con la tenda piena di fumo e pensando che qualcosa andasse a fuoco mi precipitai fuori a vedere. Ci manco’ poco che sbattessi la testa contro una batteria di carbonelle roventi con salsicce messe a cuocere sopra.”Si e’ svegliat’o guaglione che fa o gir do mond ca biciglett!!”. Fu una festa. Mi invitarono a una tavolata infinita con ogni ben di Dio e mangiammo fino a sera, perché loro tra una portata e l altra andavano a ballare in fondo al viale con musiche latine sparate a manetta.
La mattina dopo, non posso scordarlo, tale Ciro Leone e sua moglie fecero capolino dalla roulotte davanti alla mia piazzola dicendo ” sta partendo Igor…andiamolo a saluta’”.
Un ricordo come questo mi ha spinto a tornare al camping la Serra e per mia fortuna, con immenso piacere, ho ritrovato il buon Ciro e famiglia, gli stessi campeggiatori e gli stessi proprietari. Si e’ fatta un’altra festa, ma questa e’ un’altra storia.

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Il link al camping su camping la serra

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1 Response to “8 agosto.Tappa da scalatori e ritorno da vecchi amici.”


  1. 1 Alessia Fatigati agosto 10, 2011 alle 7:17 pm

    Ciao Igor!Sono Alessia,la figlia della signora Anna del Campeggio La serra (mia mamma è la vicina di Ciro,quella che ha la voce un po’ a trombetta uahauahuaha)..comunque si è offesa perchè non hai messo la foto con lei 😀 Scherzo! dato che non ho avuto modo di parlare con te,poichè quella sera mi sono addormentata alle 21.00 ..volevo farti i complimenti..per il coraggio,per lo spirito con cui intraprendi le tue avventure e volevo augurarti buona fortuna per tutto.Chissà magari l’anno prossimo verrai a trovarci di nuovo..(cerca di venire per ferragosto e per la tavolata infinita)
    Baci


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Igor D'India Freelance Videomaker Chi sono, cosa faccio, perchè non me ne sto a casa? Agli inizi ho effettuato reportage in zone di guerra (Bosnia, Caucaso, Sahara Occidentale ) o poco conosciute come la “finca” cubana nella regione di Guantanamo. Qualche passaggio in Asia e Africa con una vecchia Y10 e un equipaggio di folli (in senso positivo) ha arricchito il quadro delle avventure in luoghi non proprio raccomandabili. Queste esperienze sono state per me una formazione indispensabile per le avventure venute in seguito, come la Marsala-Torino in bici per i 150 anni dell'Unità d'Italia, la risalita a piedi del martoriato fiume Oreto di Palermo, il mese in isolamento in una grotta profonda 25 metri nel Monte Pellegrino (Pa) e l'attraversamento del Canada in autostop in inverno. Lo scopo dei miei lavori è spesso raccontare una spedizione (solitaria o in team) o un importante avvenimento verificatosi nel luogo che si attraversa, con pochi a disposizione. Lo stile tende a essere quello degli esploratori/documentaristi di un tempo: imprese difficili con mezzi improbabili. Forse non sarà rimasto niente da esplorare, ma si possono fare esperienze straordinarie anche dietro casa se si affrontano in un certo modo. Supporti tecnologici che fanno "il lavoro per te", ad esempio, possono contaminare l'approccio onesto all'esperienza e rovinarne il senso. Dove si è da soli davanti all' ignoto e dove si pagano cari gli errori commessi, il successo (senza trucchi) così come il fallimento, garantiscono una maturazione personale più rapida delle esperienze ordinarie. Se poi le cose vanno male o è colpa tua o dell' imponderabile. In tutti i casi ci si trova sempre a dire "ma chi me lo ha fatto fare?". I ricordi te li godi dopo, davanti a una fresca birra con gli amici, o davanti a una tastiera, quando metti nero su bianco l'accaduto, tra il sorriso e la nostalgia.

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