10 agosto. Pozzuoli. Via dalla bolgia napoletana

Per come si è aperta la tappa di oggi sembrava possibile arrivare anche a Roma in giornata. Tempo fresco,saliscendi dolci e ritmati, panorami incredibili. Nel 2008 avevo fatto l’errore di scavalcare via montagna la penisola amalfitana perdendomi Positano. Stavolta ho optato per la costiera e sarei rimasto volentieri su quei tornanti per un mese, se necessario. Certo pero’ che, come dice la signora che ho intervistato ieri sera a Maiori, il prezzo per star qui è alto.Si parla anche di 5 euro l ora per parcheggiare. Terminati gli scorci di paradiso appare, dopo una lunga discesa, il Vesuvio, ed è l ultimo spettacolo di oggi. <

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Entrare e uscire da Napoli su una bici da corsa, passando da Portici, è paragonabile ad attraversare un passo in Tajikistan con una Y10. Sembra di essere seduti su una lavatrice. Per i napoletani poi esiste, ancora più sviluppata che nei palermitani, la convinzione che alla giuda esistano solo loro, tutti gli altri sono degli stronzi che ti vogliono fare perdere tempo. Non solo, ma pare che qualcuno sia convinto che se investe un ciclista al prossimo autgrill gli danno i punti della benzina.Ovviamente non ho contato quanti raggi si sono spaccati su quei dannati sanpietrini/fossi, ma dovrebbero essere 3 o 4. Ho deciso pero’ che non posso sostare due ore ogni giorno per questo motivo. 20110810-074059.jpg
Quindi finche’ la bici cammina benino
può restare così com’ è, appena si scassa la faccio sistemare meglio.
In tutto questo ci sono novità sulle tappe future. Per raccontare una storia (che ho agganciato ieri sera) e per passare da Capua e Teano e raccontarvi dei Mille, entrerò in Ciociaria, una delle zone storicamente più antiche del Lazio. Mi allontano dal mare per un po’. Faccio la bella campagna romana. Una strada antica, alberi che fanno ombra e cose buone da mangiare, e male non può fare.

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About me

Igor D'India Freelance Videomaker Chi sono, cosa faccio, perchè non me ne sto a casa? Agli inizi ho effettuato reportage in zone di guerra (Bosnia, Caucaso, Sahara Occidentale ) o poco conosciute come la “finca” cubana nella regione di Guantanamo. Qualche passaggio in Asia e Africa con una vecchia Y10 e un equipaggio di folli (in senso positivo) ha arricchito il quadro delle avventure in luoghi non proprio raccomandabili. Queste esperienze sono state per me una formazione indispensabile per le avventure venute in seguito, come la Marsala-Torino in bici per i 150 anni dell'Unità d'Italia, la risalita a piedi del martoriato fiume Oreto di Palermo, il mese in isolamento in una grotta profonda 25 metri nel Monte Pellegrino (Pa) e l'attraversamento del Canada in autostop in inverno. Lo scopo dei miei lavori è spesso raccontare una spedizione (solitaria o in team) o un importante avvenimento verificatosi nel luogo che si attraversa, con pochi a disposizione. Lo stile tende a essere quello degli esploratori/documentaristi di un tempo: imprese difficili con mezzi improbabili. Forse non sarà rimasto niente da esplorare, ma si possono fare esperienze straordinarie anche dietro casa se si affrontano in un certo modo. Supporti tecnologici che fanno "il lavoro per te", ad esempio, possono contaminare l'approccio onesto all'esperienza e rovinarne il senso. Dove si è da soli davanti all' ignoto e dove si pagano cari gli errori commessi, il successo (senza trucchi) così come il fallimento, garantiscono una maturazione personale più rapida delle esperienze ordinarie. Se poi le cose vanno male o è colpa tua o dell' imponderabile. In tutti i casi ci si trova sempre a dire "ma chi me lo ha fatto fare?". I ricordi te li godi dopo, davanti a una fresca birra con gli amici, o davanti a una tastiera, quando metti nero su bianco l'accaduto, tra il sorriso e la nostalgia.

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