12 Agosto. 19:20, Avezzano

Lasciando Cassino avevo due alternative: proseguire per Frosinone o inoltrarmi tra i monti abruzzesi. Ha vinto la seconda. Ho fatto fatica a evitare quella dannata superstrada, ma sono riuscito a tenermi sulla provinciale. Ho percorso quella che i locali chiamano “la via vecchia”, quella che collega tutti i paeselli da Cassino ad Avezzano. Qui ancora la gente sgrana gli occhi quando mi vede passare e se mi fermo a un bar si crea sempre un capannello di curiosi e scettici che bofonchiano cose incomprensibili in dialetto.

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Le strade non sono state poi così dure, sebbene sia stato costretto a fare quasi 100km solo nel pomeriggio (causa riparazioni), ho affrontato solo due pezzi impegnativi, uno dei quali è il passo montano a 900 m che bisogna affrontare per entrare ad Avezzano. Una nota importante…avete mai visto un biciclettaio considerato patrimonio dell’umanità dall UNESCO? Dove ho riparato la bici, a Cassino vi lavora l’erede di un certo Binda, ciclista degli anni di Coppi e leggenda del ciclismo locale, nonché pioniere tra i preparatori. Vi posto presto un video per resoconto e aneddoti!

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3 Responses to “12 Agosto. 19:20, Avezzano”


  1. 1 Hélène Fourcade agosto 13, 2011 alle 1:09 pm

    Que de belles régions tu traverse !!! Je me trouve actuellement sur la cote basque ( a coté de biarritz ) et j’ai une petite pensée pour toi, qui doit en voir de toutes les couleurs !!! continue ta route , ton blog, et bon courage.
    Mes pensées t’accompagnent
    Baci
    Elena ta cousine française

  2. 2 Ciccio esse agosto 13, 2011 alle 10:20 pm

    Mitico Alfredo binda!

  3. 3 aelman agosto 14, 2011 alle 6:34 am

    ma Binda correva molto prima di Coppi!!!


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About me

Igor D'India Freelance Videomaker Chi sono, cosa faccio, perchè non me ne sto a casa? Agli inizi ho effettuato reportage in zone di guerra (Bosnia, Caucaso, Sahara Occidentale ) o poco conosciute come la “finca” cubana nella regione di Guantanamo. Qualche passaggio in Asia e Africa con una vecchia Y10 e un equipaggio di folli (in senso positivo) ha arricchito il quadro delle avventure in luoghi non proprio raccomandabili. Queste esperienze sono state per me una formazione indispensabile per le avventure venute in seguito, come la Marsala-Torino in bici per i 150 anni dell'Unità d'Italia, la risalita a piedi del martoriato fiume Oreto di Palermo, il mese in isolamento in una grotta profonda 25 metri nel Monte Pellegrino (Pa) e l'attraversamento del Canada in autostop in inverno. Lo scopo dei miei lavori è spesso raccontare una spedizione (solitaria o in team) o un importante avvenimento verificatosi nel luogo che si attraversa, con pochi a disposizione. Lo stile tende a essere quello degli esploratori/documentaristi di un tempo: imprese difficili con mezzi improbabili. Forse non sarà rimasto niente da esplorare, ma si possono fare esperienze straordinarie anche dietro casa se si affrontano in un certo modo. Supporti tecnologici che fanno "il lavoro per te", ad esempio, possono contaminare l'approccio onesto all'esperienza e rovinarne il senso. Dove si è da soli davanti all' ignoto e dove si pagano cari gli errori commessi, il successo (senza trucchi) così come il fallimento, garantiscono una maturazione personale più rapida delle esperienze ordinarie. Se poi le cose vanno male o è colpa tua o dell' imponderabile. In tutti i casi ci si trova sempre a dire "ma chi me lo ha fatto fare?". I ricordi te li godi dopo, davanti a una fresca birra con gli amici, o davanti a una tastiera, quando metti nero su bianco l'accaduto, tra il sorriso e la nostalgia.

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