15 Agosto. Pensiero della buonanotte

Inevitabilmente quando ti fermi cominci a riflettere su quello che fai. Il corpo si rilassa, si aprono le piaghe, le ustioni ti tormentano nel momento privilegiato del sonno. Oggi ho parlato al telefono con Ugo, uno dei due metalmeccanici in giro con la bici ( vedi post precedenti), e si rideva del fatto che loro hanno attraversato la riserva dello Zingaro con le bici in spalla mentre io a 1000 km di distanza guadavo un torrente allo stesso modo e per lo stesso motivo. Si rideva, perché raccontarci queste storie in qualche modo ci alleggerisce dalla fatica di quei momenti in cui daresti un braccio per una birra gelata. Fa bene scambiarsi due battute tra “compagni di avventure”, alla fine pedaliamo insieme per la stessa causa. I ragazzi sono ora su una nave che li porta a Napoli e ne prenderanno poi una per la Sardegna. Chissà che fanno due alpinisti in mare per 3 giorni…Io invece sono qui a medicarmi un paio di ustioni e a contare i minuti per ripartire. Si continua, chi a sud chi a nord, poco importa, l’ importante è continuare a muoversi tra le malconce strade del nostro Paese per finire ciò che abbiamo cominciato. E forse sarà proprio quello il momento più duro.

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1 Response to “15 Agosto. Pensiero della buonanotte”


  1. 1 vincenzo saglimbene agosto 16, 2011 alle 8:46 am

    Compa’ stai facendo una delle cose piu’ belle. Adesso alzati e cammina.


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About me

Igor D'India Freelance Videomaker Chi sono, cosa faccio, perchè non me ne sto a casa? Agli inizi ho effettuato reportage in zone di guerra (Bosnia, Caucaso, Sahara Occidentale ) o poco conosciute come la “finca” cubana nella regione di Guantanamo. Qualche passaggio in Asia e Africa con una vecchia Y10 e un equipaggio di folli (in senso positivo) ha arricchito il quadro delle avventure in luoghi non proprio raccomandabili. Queste esperienze sono state per me una formazione indispensabile per le avventure venute in seguito, come la Marsala-Torino in bici per i 150 anni dell'Unità d'Italia, la risalita a piedi del martoriato fiume Oreto di Palermo, il mese in isolamento in una grotta profonda 25 metri nel Monte Pellegrino (Pa) e l'attraversamento del Canada in autostop in inverno. Lo scopo dei miei lavori è spesso raccontare una spedizione (solitaria o in team) o un importante avvenimento verificatosi nel luogo che si attraversa, con pochi a disposizione. Lo stile tende a essere quello degli esploratori/documentaristi di un tempo: imprese difficili con mezzi improbabili. Forse non sarà rimasto niente da esplorare, ma si possono fare esperienze straordinarie anche dietro casa se si affrontano in un certo modo. Supporti tecnologici che fanno "il lavoro per te", ad esempio, possono contaminare l'approccio onesto all'esperienza e rovinarne il senso. Dove si è da soli davanti all' ignoto e dove si pagano cari gli errori commessi, il successo (senza trucchi) così come il fallimento, garantiscono una maturazione personale più rapida delle esperienze ordinarie. Se poi le cose vanno male o è colpa tua o dell' imponderabile. In tutti i casi ci si trova sempre a dire "ma chi me lo ha fatto fare?". I ricordi te li godi dopo, davanti a una fresca birra con gli amici, o davanti a una tastiera, quando metti nero su bianco l'accaduto, tra il sorriso e la nostalgia.

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