20 agosto,Genova

Destino vuole che attaccherò il passo per Torino da Savona.
Ieri è stata una tappa impegnativa, non so quanto dislivello ho scalato, ma solo il passo del Bracco sale dal mare al cielo per seicento metri in una manciata di chilometri. Il saliscendi fino a Genova poi non è affatto tranquillo: salite lunghe e ripide e discese spaccapolsi. O sarò io che comincio ad arrancare? Boh, in realtà sto benissimo, a parte la famosa ustione sulla spalla sinistra che ormai si sta ritirando e sta facendo cadere la crosta.
Oggi faccio tappa corta ad Albisola dagli amici del team est ( i ragazzi con cui faccio il giro del mondo in Y 10, http://www.igordindia.it/index.php?pg=gallery&v=4) che mi hanno invitato per una mangiata come si deve e un bagno a mare. Dopo 1800 km filati quasi quasi… Poi raccolte un pò di forze farò i passi montani e cercherò di portare a termine quello che ho cominciato.

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Negli ultimi giorni ho incontrato due persone veramente degne. Un giovane e un vecchio. Uno è Alessandro di Castel di Tusa, siciliano, giovane artigiano che ha aperto una gelateria a Marina di Carrara. Mi ero fermato da lui dopo quindici chilometri di delirio mentale, cotto dal sole. Il gelato era buono e troppo abbondante per quelle zone, pensavo “hai visto che anche qua il gelato lo sanno fare?”. Mentre mangiavo,saputo dalla ragazza al bancone che c’era un conterraneo seduto al tavolini, Alessandro si è fondato fuori e abbiamo fatto festa.

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Continuava a dire “e io pensavo di essere folle ad aprire la gelateria quassù!ma tu sei malato proprio!”. Gli ho detto che sono cose diverse, che alla fine in entrambi i casi l’importante è aver tentato e che la follia è sperare di cambiare le cose facendo sempre la stessa vita. La sua per me è una scelta difficile perché aprire in Italia con Tremonti socio al 50% è quasi volersi male. Ma anche quello che faccio io ai suoi occhi è un tentato suicidio…quindi…

L’altro personaggio è questo signore di 80 anni che ho incontrato a Quarto ieri sera.
Maratoneta, sette volte campione italiano amatori, ha fatto tutte le maratone più famose del mondo da Pechino a New York e in bici ha fatto non so quanti giri tosti.
“Ho smesso tre anni fa di correre e andare in bici” mi ha detto ” le mie ginocchia cedono. Ma tu…devi darci dentro più che puoi! Hai capito? Se non ora non lo farai mai più. Ti devi abituare, non puoi cominciare a 40 anni. È dura eh!”.
E chi è che non vuole darci dentro?

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Piccola curiosità. Qualcuno mi ha chiesto quanto bevo per una tappa calda come l’altro ieri.
Per Empoli-La Spezia ho consumato: 3 bottiglie di acqua da1,5 l, un litro di the e tre chinotti con ghiaccio e limone. So che può sembrare tanto, ma con 37 gradi nelle 6 ore più calde è sconsigliato anche andare a mare a non fare niente e 120km in bici non sono niente.

Vedrò di farvi un resoconto in serata sull’italiano in ferie in Italia…ci si potrebbe scrivere un trattato, ma vediamo se ce lo può spiegare un addetto ai lavori.

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3 Responses to “20 agosto,Genova”


  1. 1 Hélène Fourcade agosto 20, 2011 alle 12:51 pm

    salut cousin,
    Je viens de lire tes derniers compte-rendus, je te félicite pour ta tenacité et ton courage … j’aurais aimé connaître ton itinéraire … pour pouvoir te suivre sur une carte et ainsi voir ta progression…
    continue ainsi et comme on dit ici “bon vent” mes pensées te soutiennent
    bises… Elena

  2. 2 jecoursparis (Salvio) agosto 20, 2011 alle 4:49 pm

    Passo del Bracco! l’ho fatto in senso inverso al tuo 2 giorni fa 😉 buona strada…. Salvio

  3. 3 Pablo agosto 20, 2011 alle 8:29 pm

    Ormai ci sei..io sono rientrato nella nostra giungla!!!
    Alla prossima
    Pablo


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About me

Igor D'India Freelance Videomaker Chi sono, cosa faccio, perchè non me ne sto a casa? Agli inizi ho effettuato reportage in zone di guerra (Bosnia, Caucaso, Sahara Occidentale ) o poco conosciute come la “finca” cubana nella regione di Guantanamo. Qualche passaggio in Asia e Africa con una vecchia Y10 e un equipaggio di folli (in senso positivo) ha arricchito il quadro delle avventure in luoghi non proprio raccomandabili. Queste esperienze sono state per me una formazione indispensabile per le avventure venute in seguito, come la Marsala-Torino in bici per i 150 anni dell'Unità d'Italia, la risalita a piedi del martoriato fiume Oreto di Palermo, il mese in isolamento in una grotta profonda 25 metri nel Monte Pellegrino (Pa) e l'attraversamento del Canada in autostop in inverno. Lo scopo dei miei lavori è spesso raccontare una spedizione (solitaria o in team) o un importante avvenimento verificatosi nel luogo che si attraversa, con pochi a disposizione. Lo stile tende a essere quello degli esploratori/documentaristi di un tempo: imprese difficili con mezzi improbabili. Forse non sarà rimasto niente da esplorare, ma si possono fare esperienze straordinarie anche dietro casa se si affrontano in un certo modo. Supporti tecnologici che fanno "il lavoro per te", ad esempio, possono contaminare l'approccio onesto all'esperienza e rovinarne il senso. Dove si è da soli davanti all' ignoto e dove si pagano cari gli errori commessi, il successo (senza trucchi) così come il fallimento, garantiscono una maturazione personale più rapida delle esperienze ordinarie. Se poi le cose vanno male o è colpa tua o dell' imponderabile. In tutti i casi ci si trova sempre a dire "ma chi me lo ha fatto fare?". I ricordi te li godi dopo, davanti a una fresca birra con gli amici, o davanti a una tastiera, quando metti nero su bianco l'accaduto, tra il sorriso e la nostalgia.

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