Recupero le forze

Non so spiegarvi quello che provo, ma di certo sono più confuso che persuaso. Adesso devo raccogliermi in silenzio a pensare. La domanda spontanea all’arrivo è stata “e ora? Che faccio?”. Interrompere un ritmo del genere costa più che attivarlo. Vi racconto tutto domani. Posterò pian piano i video e le considerazioni, ma ci saranno anche gli “ipse dixit” mitici della risalita, come le indicazioni assurde che mi ha dato la gente o le raccomandazioni più incredibili. Qualche anticipazione sullo strazio di oggi: 160km, 13 ore di tappa e 10 di pedalata effettiva, non so che dislivelli ma parecchi e massime di quasi 40 gradi alle 13. La foto di un naufrago

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4 Responses to “Recupero le forze”


  1. 1 Riccardo agosto 22, 2011 alle 6:08 am

    Recupera…recupera. Raccontaci meglio la tua avventura con i video che hai girato. Grande Igor!!!

  2. 2 Mamma agosto 22, 2011 alle 7:47 am

    Ragazzo, i naufraghi non arrivano alla meta, tu sei arrivato dove volevi , quindi sarai stanco morto e sconvolto dal caldo, ma hai centrato il bersaglio! Ora, se proprio vuoi fare qualcosa, devi raccontare organicamente la tua impresa… secondo me. Baci

  3. 3 Alessandro Vetro agosto 22, 2011 alle 2:59 pm

    Igoooooo, sì un fuodde!!!

  4. 4 Nico agosto 23, 2011 alle 6:22 pm

    Bravo bravissimo! Complimenti Igor! Ce l’hai fatta! Dura però…


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About me

Igor D'India Freelance Videomaker Chi sono, cosa faccio, perchè non me ne sto a casa? Agli inizi ho effettuato reportage in zone di guerra (Bosnia, Caucaso, Sahara Occidentale ) o poco conosciute come la “finca” cubana nella regione di Guantanamo. Qualche passaggio in Asia e Africa con una vecchia Y10 e un equipaggio di folli (in senso positivo) ha arricchito il quadro delle avventure in luoghi non proprio raccomandabili. Queste esperienze sono state per me una formazione indispensabile per le avventure venute in seguito, come la Marsala-Torino in bici per i 150 anni dell'Unità d'Italia, la risalita a piedi del martoriato fiume Oreto di Palermo, il mese in isolamento in una grotta profonda 25 metri nel Monte Pellegrino (Pa) e l'attraversamento del Canada in autostop in inverno. Lo scopo dei miei lavori è spesso raccontare una spedizione (solitaria o in team) o un importante avvenimento verificatosi nel luogo che si attraversa, con pochi a disposizione. Lo stile tende a essere quello degli esploratori/documentaristi di un tempo: imprese difficili con mezzi improbabili. Forse non sarà rimasto niente da esplorare, ma si possono fare esperienze straordinarie anche dietro casa se si affrontano in un certo modo. Supporti tecnologici che fanno "il lavoro per te", ad esempio, possono contaminare l'approccio onesto all'esperienza e rovinarne il senso. Dove si è da soli davanti all' ignoto e dove si pagano cari gli errori commessi, il successo (senza trucchi) così come il fallimento, garantiscono una maturazione personale più rapida delle esperienze ordinarie. Se poi le cose vanno male o è colpa tua o dell' imponderabile. In tutti i casi ci si trova sempre a dire "ma chi me lo ha fatto fare?". I ricordi te li godi dopo, davanti a una fresca birra con gli amici, o davanti a una tastiera, quando metti nero su bianco l'accaduto, tra il sorriso e la nostalgia.

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