Rientro a casa

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3 Responses to “Rientro a casa”


  1. 1 Riccardo agosto 26, 2011 alle 6:22 am

    Perché non ritornare in bici!? (lo so…battutaccia cretina!)

  2. 2 salvatore fricano agosto 26, 2011 alle 6:53 pm

    Complimenti, Igor,

    mi piace sapere che esistono ancora giovani che hanno voglia di scoprire il mondo e quindi di scoprire – perchè no – meglio se stessi.

    Leggendo i tuoi resoconti, lucidi, senza enfasi, mi hai fatto ricordare quello che io e alcuni ‘folli’ miei amici, abbiamo fatto nell’ormai lontano 1978:
    il giro della costa siciliana in bici da corsa, con tanto di sacco a pelo, tenda, pentole, fornelli, bidoncini pieghevoli e una grande dose d’incoscienza.
    Le strade allora, piena estate, non erano invase da ciclisti. Noi, in particolare, sembravamo dei poveracci (senza indumenti adatti, con pantaloncini e spesso senza maglietta), tanto che, entrando in qualche paesello sperduto, ci inseguivano orde di ragazzini gridando sdegnati: ‘Minchia ‘ri currituri!!’. Poteva essere demoralizzante, ma io ne parlo sempre.

    Di nuovo, complimenti

    Salvatore Fricano, di Bagheria

  3. 3 Nico agosto 27, 2011 alle 2:59 pm

    Good job! Alla prossima. Ciao Nico


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About me

Igor D'India Freelance Videomaker Chi sono, cosa faccio, perchè non me ne sto a casa? Agli inizi ho effettuato reportage in zone di guerra (Bosnia, Caucaso, Sahara Occidentale ) o poco conosciute come la “finca” cubana nella regione di Guantanamo. Qualche passaggio in Asia e Africa con una vecchia Y10 e un equipaggio di folli (in senso positivo) ha arricchito il quadro delle avventure in luoghi non proprio raccomandabili. Queste esperienze sono state per me una formazione indispensabile per le avventure venute in seguito, come la Marsala-Torino in bici per i 150 anni dell'Unità d'Italia, la risalita a piedi del martoriato fiume Oreto di Palermo, il mese in isolamento in una grotta profonda 25 metri nel Monte Pellegrino (Pa) e l'attraversamento del Canada in autostop in inverno. Lo scopo dei miei lavori è spesso raccontare una spedizione (solitaria o in team) o un importante avvenimento verificatosi nel luogo che si attraversa, con pochi a disposizione. Lo stile tende a essere quello degli esploratori/documentaristi di un tempo: imprese difficili con mezzi improbabili. Forse non sarà rimasto niente da esplorare, ma si possono fare esperienze straordinarie anche dietro casa se si affrontano in un certo modo. Supporti tecnologici che fanno "il lavoro per te", ad esempio, possono contaminare l'approccio onesto all'esperienza e rovinarne il senso. Dove si è da soli davanti all' ignoto e dove si pagano cari gli errori commessi, il successo (senza trucchi) così come il fallimento, garantiscono una maturazione personale più rapida delle esperienze ordinarie. Se poi le cose vanno male o è colpa tua o dell' imponderabile. In tutti i casi ci si trova sempre a dire "ma chi me lo ha fatto fare?". I ricordi te li godi dopo, davanti a una fresca birra con gli amici, o davanti a una tastiera, quando metti nero su bianco l'accaduto, tra il sorriso e la nostalgia.

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