La musica che capisco persino io

Parliamoci chiaro, io in campo musicale sono una capra. Persino quando mi parlano di alcuni gruppi o grandi artisti cado dalle nuvole, mi sento mia nonna a un convegno della NASA.

Però ci sono musicisti che ho la fortuna di conoscere di persona, che con la loro musica mi fanno stare bene a tal punto da pensare che ancora il mondo una speranza ce l’ha. Tra questi Kristian Cipolla e i SeiOttavi che seguo ormai da anni come fan, amico e quando posso come sostenitore.

Giovedì sera  l’ Accademia Musicale Mediterranea di Carini,  ha portato un giovanissimo cantautore, Renzo Rubino che ha intrattenuto al Mikalsa, nota birreria palermitana, un pubblico appassionato e ipnotizzato dallo spettacolo. Allo show hanno preso parte anche i SeiOttavi nell’esecuzione di un pezzo molto divertente. Il tour si è spostato poi in quel di Carini ieri sera, per la seconda tappa in Sicilia e con lo stesso successo di sempre.

Il buon Renzo e il suo gruppo hanno energia e talento da vendere e sono sicuro che ne sentiremo parlare presto ad alti livelli. Di certo sono in buone mani, il loro produttore è Andrea Rodini, Vocal coach di fama che ha già lavorato con artisti come Arisa e Nathalie, insieme a MORGAN durante X FACTOR 2, nonchè vocal coach x SANREMO LAB. Renzo è un autore carismatico e di grande stile, che con la sua orchestra di personaggi altrettanto egocentrici e brillanti riesce a  trasmettere emozioni e a coinvolgere gli spettatori già dal primo pezzo.  Qualcuno ci vede delle somiglianze con Capossela, ma non saprei dirvi, se no non avrei fatto il discorso sulla mia cultura musicale e su mia nonna alla NASA come incipit.

Oltre al grande valore musicale comunque, questi momenti di “festa”, mi piacciono perchè portano sempre una fresca pioggia di idee che sbocciano in nuovi progetti. Proprio con i SeiOttavi per esempio, molto prima della partecipazione a Xfactor e dei loro successi all’estero, avevamo presentato insieme i nostri lavori (il mio primo libro “Era meglio se dormivo”  e  il loro primo disco “In Onda”), nei locali della Facoltà di Lettere e Filosofia di Palermo. Sono passati diversi anni, ma da quella scintilla sono scaturite altre bellissime collaborazioni, fino a quest’ultima, organizzata nei minimi  dettagli da Kristian Cipolla.

Penso che si stiano creando delle realtà artistiche da “last survivor”, ovvero persone che pur di fare si spaccano in quattro, che non si arrendono, che organizzano serate come manager e poi si caricano le casse del service sulle spalle come facchini. Passano giornate intere a tessere nuove reti di contatti, a creare nuovi ponti, e ad aprire nuove strade.  Il tutto in un clima di ostruzionismo istituzionale, in un periodo di totale stasi economica e culturale.

I loro “prodotti” possono poi piacere o non piacere, ma penso sia indubbio il fatto che se ancora in città (parlo di Palermo chiaramente) c’è la possibilità, anche minima, di scegliere di vedere un bel concerto piuttosto che un altro, lo dobbiamo a ragazzi così, e per fortuna ce ne sono diversi.  Questo vale anche, a mio avviso, per chi fornisce gli spazi affinchè ciò avvenga, come ha fatto in questo caso il Mikalsa di Lorenzo Quattrocchi, che lavora in un settore difficilissimo e ha a che fare, insieme a tutti i suoi colleghi italiani, con le quotidiane sprangate sulla testa del fisco, con uno Stato che ti può mandare in galera per un concerto fatto nel momento sbagliato, e con certa gente che è meglio perderla che trovarla. Nonostante tutto li trovi sempre là, a lavorare quando sembra impossibile lavorare.

Ben vengano queste serate, per gli appassionati e i semplici ammiratori come me, perchè sono piccoli mattoni di futuro piazzati bene a terra in una città rasa al suolo.

Del resto, ti potranno levare anche le mutande, ma le idee e la dignità, per fortuna, non te le può togliere nessuno.

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Igor D'India Freelance Videomaker Chi sono, cosa faccio, perchè non me ne sto a casa? Agli inizi ho effettuato reportage in zone di guerra (Bosnia, Caucaso, Sahara Occidentale ) o poco conosciute come la “finca” cubana nella regione di Guantanamo. Qualche passaggio in Asia e Africa con una vecchia Y10 e un equipaggio di folli (in senso positivo) ha arricchito il quadro delle avventure in luoghi non proprio raccomandabili. Queste esperienze sono state per me una formazione indispensabile per le avventure venute in seguito, come la Marsala-Torino in bici per i 150 anni dell'Unità d'Italia, la risalita a piedi del martoriato fiume Oreto di Palermo, il mese in isolamento in una grotta profonda 25 metri nel Monte Pellegrino (Pa) e l'attraversamento del Canada in autostop in inverno. Lo scopo dei miei lavori è spesso raccontare una spedizione (solitaria o in team) o un importante avvenimento verificatosi nel luogo che si attraversa, con pochi a disposizione. Lo stile tende a essere quello degli esploratori/documentaristi di un tempo: imprese difficili con mezzi improbabili. Forse non sarà rimasto niente da esplorare, ma si possono fare esperienze straordinarie anche dietro casa se si affrontano in un certo modo. Supporti tecnologici che fanno "il lavoro per te", ad esempio, possono contaminare l'approccio onesto all'esperienza e rovinarne il senso. Dove si è da soli davanti all' ignoto e dove si pagano cari gli errori commessi, il successo (senza trucchi) così come il fallimento, garantiscono una maturazione personale più rapida delle esperienze ordinarie. Se poi le cose vanno male o è colpa tua o dell' imponderabile. In tutti i casi ci si trova sempre a dire "ma chi me lo ha fatto fare?". I ricordi te li godi dopo, davanti a una fresca birra con gli amici, o davanti a una tastiera, quando metti nero su bianco l'accaduto, tra il sorriso e la nostalgia.

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