Piovono pecore

Durante una scena dei Ghostbusters Bill Murray dice “…se piove merda dal cielo e c’è da metterci un ombrello, chi chiamerai?”

Facendo parte del CNSAS (Soccorso Alpino e Speleologico) come operatore video, ho imparato che questo affiatato gruppo di volontari, altamente competenti in materia di soccorso in grotta e in montagna, è spesso chiamato a intervenire nelle situazioni più disparate. Del tipo: “se piovono pecore in una scarpata e c’è da andarle a recuperare una per una prima che il santuario di Tindari puzzi di morte, chi chiamerai?”.

Chiaramente, scherzi e similitudini cinematografiche a parte,  il fatto in questione è pura realtà e non c’è neanche tanto da ridere. La notte di Natale un ovile posto proprio sotto al santuario della Madonna di Tindari è stato attaccato da uno o più cani (le fonti non sono state precise in merito). Un primo ovino è stato sgozzato e ucciso subito, probabilmente insieme a un paio di agnellini , mentre il resto degli animali, circa 50 capi, è scappato verso un pericoloso pendio.

Come tutte le situazioni di panico in luoghi impervi la fuga si è trasformata in una tragedia. Le pecore in testa al gregge avranno forse cercato di fermarsi sull’orlo del muretto in pietra che delimita il baratro , ma sono state travolte dalle altre che seguivano e  si sono trovate tutte a ruzzolare in modo scomposto verso i fichi d’india sottostanti e poi ancora giù nella scarpata.

Saputo il fattaccio enti e autorità si sono attivate per rimuovere le carcasse. L’intervento é stato richiesto dal sindaco Giuseppe Mauro Aquino, d’intesa con l’Ispettorato ripartimentale foreste di Messina e, presi gli accordi e firmate le carte , il CNSAS è entrato in azione con quindici tecnici  provenienti dalle stazioni di Linguaglossa, Palermo, Catania e Nicolosi.

L’intervento è stato abbastanza semplice da organizzare, ma faticoso da effettuare. In progress sono state fatte tre o quattro modifiche al sistema di corde e contrappesi che permettevano ai tecnici di issare le carcasse poichè la zona era piuttosto impervia e gli ostacoli sulla linea di corda   dovevano essere aggirati scrupolosamente, onde evitare ulteriore fatica (se la pecora fosse rimasta incastrata) o, peggio,  l’esplosione dei corpi già gonfi.

La rocca di Tindari è un luogo spettacolare,  la puzza degli animali  invece era a tratti insopportabile. Non di rado in seguito agli urti gli ovini rilasciavano gas nauseabondi dai vari orifizi.  Sembrava persino di sentirli belare debolmente quando l’aria fuoriusciva dalla trachea.

Sul luogo sono poi intervenuti i pecorari. Tra questi anche dei ragazzini, uno dei quali poco più che dodicenne forse, che trascinavano per le zampe le bestie morte fino al camion del Comune. Ogni tanto le lanciavano giù per il muretto e le vedevamo rotolare per alcuni metri con le ossa completamente rotte  e il collo attaccato al corpo per miracolo. Per quanto riguarda il lavoro del CNSAS tutto è andato per il meglio, nonostante la fatica.

Quando vedo le pubblicità di quell’ amaro in cui quattro amici effettuano “operazioni di soccorso ” recuperando quattro scemi vestiti a festa che sono andati alla deriva (con mare perfettamente calmo) su una bettolina, o ancora peggio andando a prendere un’anfora da una barca “con la tempesta che stava arrivando” (in palese assenza di vento), gli farei passare una giornata come questa…che per questi ragazzi non è neanche delle più pesanti.

Nella breve clip video di seguito alcuni braccianti fanno un tutorial su come portare una pecora morta per una scalinata…roba da diventare vegetariani.

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Igor D'India Freelance Videomaker Chi sono, cosa faccio, perchè non me ne sto a casa? Agli inizi ho effettuato reportage in zone di guerra (Bosnia, Caucaso, Sahara Occidentale ) o poco conosciute come la “finca” cubana nella regione di Guantanamo. Qualche passaggio in Asia e Africa con una vecchia Y10 e un equipaggio di folli (in senso positivo) ha arricchito il quadro delle avventure in luoghi non proprio raccomandabili. Queste esperienze sono state per me una formazione indispensabile per le avventure venute in seguito, come la Marsala-Torino in bici per i 150 anni dell'Unità d'Italia, la risalita a piedi del martoriato fiume Oreto di Palermo, il mese in isolamento in una grotta profonda 25 metri nel Monte Pellegrino (Pa) e l'attraversamento del Canada in autostop in inverno. Lo scopo dei miei lavori è spesso raccontare una spedizione (solitaria o in team) o un importante avvenimento verificatosi nel luogo che si attraversa, con pochi a disposizione. Lo stile tende a essere quello degli esploratori/documentaristi di un tempo: imprese difficili con mezzi improbabili. Forse non sarà rimasto niente da esplorare, ma si possono fare esperienze straordinarie anche dietro casa se si affrontano in un certo modo. Supporti tecnologici che fanno "il lavoro per te", ad esempio, possono contaminare l'approccio onesto all'esperienza e rovinarne il senso. Dove si è da soli davanti all' ignoto e dove si pagano cari gli errori commessi, il successo (senza trucchi) così come il fallimento, garantiscono una maturazione personale più rapida delle esperienze ordinarie. Se poi le cose vanno male o è colpa tua o dell' imponderabile. In tutti i casi ci si trova sempre a dire "ma chi me lo ha fatto fare?". I ricordi te li godi dopo, davanti a una fresca birra con gli amici, o davanti a una tastiera, quando metti nero su bianco l'accaduto, tra il sorriso e la nostalgia.

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