Prove sul terreno, anzi…sotto

Come già accennato, lo studio di fattibilità per la prossima avventura è sul finire. Se son rose fioriranno. Intanto con gli amici del CNSAS di Palermo, nello specifico con il meticoloso Marco Nicolosi,  cerco di imparare le tecniche speleo di base e prendere confidenza con oggetti dal nome inquietante tipo il “CROLL”. Chiamare “croll” un attrezzo da usare in mezzo a pareti di roccia e sassi è a mio avviso come chiamare “annég” un attrezzo da usare sott’acqua…ma questo è solo un punto di vista. L’importante è che, come lo chiami lo chiami, ti impedisce di andar giù, anzi ti aiuta a tirarti sù.

Perchè mi serve tutto ciò si saprà spero a breve. Annnuncio intanto che stiamo pulendo l’audio del doc sull’Oreto e che entro la fine del mese ci dovremmo levare anche questo dente, prima di cariarne un altro.

Restate connessi.

p.s  Nel video Marco armeggia con le cortissime fettucce del mio imbrago che non riesco ad allacciare alla vita…non vi fate venire idee strane.

Annunci

1 Response to “Prove sul terreno, anzi…sotto”


  1. 1 Pablo febbraio 11, 2012 alle 3:12 pm

    Ciao Igor,
    so quanto stai preparando..Pablo è sempre in ascolto e sa dove non deve sapere e sente dove non deve sentire!!! Fatti sentire..un abbraccio di cuore


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...




Social Partner

About me

Igor D'India Freelance Videomaker Chi sono, cosa faccio, perchè non me ne sto a casa? Agli inizi ho effettuato reportage in zone di guerra (Bosnia, Caucaso, Sahara Occidentale ) o poco conosciute come la “finca” cubana nella regione di Guantanamo. Qualche passaggio in Asia e Africa con una vecchia Y10 e un equipaggio di folli (in senso positivo) ha arricchito il quadro delle avventure in luoghi non proprio raccomandabili. Queste esperienze sono state per me una formazione indispensabile per le avventure venute in seguito, come la Marsala-Torino in bici per i 150 anni dell'Unità d'Italia, la risalita a piedi del martoriato fiume Oreto di Palermo, il mese in isolamento in una grotta profonda 25 metri nel Monte Pellegrino (Pa) e l'attraversamento del Canada in autostop in inverno. Lo scopo dei miei lavori è spesso raccontare una spedizione (solitaria o in team) o un importante avvenimento verificatosi nel luogo che si attraversa, con pochi a disposizione. Lo stile tende a essere quello degli esploratori/documentaristi di un tempo: imprese difficili con mezzi improbabili. Forse non sarà rimasto niente da esplorare, ma si possono fare esperienze straordinarie anche dietro casa se si affrontano in un certo modo. Supporti tecnologici che fanno "il lavoro per te", ad esempio, possono contaminare l'approccio onesto all'esperienza e rovinarne il senso. Dove si è da soli davanti all' ignoto e dove si pagano cari gli errori commessi, il successo (senza trucchi) così come il fallimento, garantiscono una maturazione personale più rapida delle esperienze ordinarie. Se poi le cose vanno male o è colpa tua o dell' imponderabile. In tutti i casi ci si trova sempre a dire "ma chi me lo ha fatto fare?". I ricordi te li godi dopo, davanti a una fresca birra con gli amici, o davanti a una tastiera, quando metti nero su bianco l'accaduto, tra il sorriso e la nostalgia.

Post Archive

Free donations

Inserisci la tua mail per essere avvisato quando viene pubblicato un nuovo post!

Segui assieme ad altri 1.091 follower


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: