Il terremoto in grotta: Paura ma nessun pericolo

Riportiamo il comunicato stampa del CNSAS (Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico), che tiene costantemente sotto controllo la sicurezza di Igor, riguardo l’evento del terremoto.

Soccorso alpino: il terremoto sentito in grotta da Igor D’India 

Solo un po’ di paura ma nessun pericolo reale per Igor D’India, il filmaker palermitano che da 19 giorni vive in una grotta di Monte Pellegrino con obiettivo di restarci per un mese. D’India ha vissuto l’esperienza unica di “sentire” un terremoto dall’interno dell’antro profondo 25 metri.

Lo speleonauta è controllato a distanza, 24 ore su 24, da uno staff del Corpo nazionale soccorso alpino e speleologico con tre operatori radio che si alternano nei turni di guardia per i contatti, un medico e tre tecnici pronti a raggiungerlo in pochi minuti. I volontari del Cnsas Sicilia garantiscono, oltre ai contatti radio, anche il trasferimento da e per la grotta con un sistema di corde e carrucole. Dello staff di Igor D’India fanno parte anche un dietologo-nutrizionista, uno psicologo, un personal trainer, tre addetti alla documentazione e un addetto alla gestione del blog sul sito www.igordindia.it/myblog.

 

Ringraziamo il CNSAS che ha immediatamente verificato e comunicato l’assenza di pericoli per Igor.

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3 Responses to “Il terremoto in grotta: Paura ma nessun pericolo”


  1. 1 DERELITTO aprile 13, 2012 alle 12:30 pm

    effettivamente non deve essere carino stare sottoterra, in una grotta di monte pellegrino, durante un terremoto scala 4.3.
    fuori c’è stato il panico…

    TIENI DURO

  2. 2 Pablo aprile 13, 2012 alle 8:14 pm

    Ciao Igor, in questa giornata di trambusto ma senza danni..per fortuna…ma questo è niente davanti al terremoto del nostro comunale!!! Il mio pensiero è stato a te lì nel cuore della montagna…
    Hasta luego
    Pablo

  3. 3 chiara aprile 14, 2012 alle 5:04 pm

    Grazie ragazzi per essere stati vicino a Igor in questo giorno particolare!!


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Igor D'India Freelance Videomaker Chi sono, cosa faccio, perchè non me ne sto a casa? Agli inizi ho effettuato reportage in zone di guerra (Bosnia, Caucaso, Sahara Occidentale ) o poco conosciute come la “finca” cubana nella regione di Guantanamo. Qualche passaggio in Asia e Africa con una vecchia Y10 e un equipaggio di folli (in senso positivo) ha arricchito il quadro delle avventure in luoghi non proprio raccomandabili. Queste esperienze sono state per me una formazione indispensabile per le avventure venute in seguito, come la Marsala-Torino in bici per i 150 anni dell'Unità d'Italia, la risalita a piedi del martoriato fiume Oreto di Palermo, il mese in isolamento in una grotta profonda 25 metri nel Monte Pellegrino (Pa) e l'attraversamento del Canada in autostop in inverno. Lo scopo dei miei lavori è spesso raccontare una spedizione (solitaria o in team) o un importante avvenimento verificatosi nel luogo che si attraversa, con pochi a disposizione. Lo stile tende a essere quello degli esploratori/documentaristi di un tempo: imprese difficili con mezzi improbabili. Forse non sarà rimasto niente da esplorare, ma si possono fare esperienze straordinarie anche dietro casa se si affrontano in un certo modo. Supporti tecnologici che fanno "il lavoro per te", ad esempio, possono contaminare l'approccio onesto all'esperienza e rovinarne il senso. Dove si è da soli davanti all' ignoto e dove si pagano cari gli errori commessi, il successo (senza trucchi) così come il fallimento, garantiscono una maturazione personale più rapida delle esperienze ordinarie. Se poi le cose vanno male o è colpa tua o dell' imponderabile. In tutti i casi ci si trova sempre a dire "ma chi me lo ha fatto fare?". I ricordi te li godi dopo, davanti a una fresca birra con gli amici, o davanti a una tastiera, quando metti nero su bianco l'accaduto, tra il sorriso e la nostalgia.

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