Gli ultimi giorni. Parte 1

Mancavano ancora gli ultimi”pizzini”. Ecco la prima infornata rispetto agli utlimi giorni.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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2 Responses to “Gli ultimi giorni. Parte 1”


  1. 1 DERELITTO maggio 9, 2012 alle 7:23 am

    Ciao, finalmente fuori dalla grotta, e finalmente, mente lucida e riposata (sono passate quasi due settimane da quando sei uscito!) per poter rispondere e affrontare i nostri quesiti ripercorrendo la strana avventura…
    Ho avuto modo di apprezzare questi tuoi post, anche se restano irrisolti alcuni dubbi sulla quotidianetà affrontata in grotta, forse un libro renderà giustizia a questa mancanza di informazioni..
    Negli ultimi mesi ho visto filmati delle tue vecchie avventure, l’Oreto, il deserto Kazako, il viaggio in Bici.
    Forse l’avventura raccontata meglio è stata quella nel fiume oreto. L’ideale, per ripercorrere queste esperienze credo sia il documentario di mezz’ora o un ora al max. Purtroppo su Vimeo non ho trovato il film intero del viaggio in Kazakistan? Come mai?

  2. 2 rossana podestà maggio 24, 2012 alle 3:17 pm

    Per ora ti dico che sono felice che tutto sia andato bene, anche se si capisce da quanto racconti che non sei completamente soddisfatto . Io non sono pratica dei vari blog per cui spiegarti quello che penso mi resta difficile
    Preferisco sentirti al tel. ti abbraccio rossana


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About me

Igor D'India Freelance Videomaker Chi sono, cosa faccio, perchè non me ne sto a casa? Agli inizi ho effettuato reportage in zone di guerra (Bosnia, Caucaso, Sahara Occidentale ) o poco conosciute come la “finca” cubana nella regione di Guantanamo. Qualche passaggio in Asia e Africa con una vecchia Y10 e un equipaggio di folli (in senso positivo) ha arricchito il quadro delle avventure in luoghi non proprio raccomandabili. Queste esperienze sono state per me una formazione indispensabile per le avventure venute in seguito, come la Marsala-Torino in bici per i 150 anni dell'Unità d'Italia, la risalita a piedi del martoriato fiume Oreto di Palermo, il mese in isolamento in una grotta profonda 25 metri nel Monte Pellegrino (Pa) e l'attraversamento del Canada in autostop in inverno. Lo scopo dei miei lavori è spesso raccontare una spedizione (solitaria o in team) o un importante avvenimento verificatosi nel luogo che si attraversa, con pochi a disposizione. Lo stile tende a essere quello degli esploratori/documentaristi di un tempo: imprese difficili con mezzi improbabili. Forse non sarà rimasto niente da esplorare, ma si possono fare esperienze straordinarie anche dietro casa se si affrontano in un certo modo. Supporti tecnologici che fanno "il lavoro per te", ad esempio, possono contaminare l'approccio onesto all'esperienza e rovinarne il senso. Dove si è da soli davanti all' ignoto e dove si pagano cari gli errori commessi, il successo (senza trucchi) così come il fallimento, garantiscono una maturazione personale più rapida delle esperienze ordinarie. Se poi le cose vanno male o è colpa tua o dell' imponderabile. In tutti i casi ci si trova sempre a dire "ma chi me lo ha fatto fare?". I ricordi te li godi dopo, davanti a una fresca birra con gli amici, o davanti a una tastiera, quando metti nero su bianco l'accaduto, tra il sorriso e la nostalgia.

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