FAQ-sull’ultima esperienza in grotta.

 Sintetizzo in brevi risposte:

-Cosa mangiavi?

Inizialmente in cambusa ho avuto addirittura del formaggio, scatolette varie, lattuga, frutta fresca, cioccolata, pane bianco, un pezzo di speck, mais e i prodotti Penta Diet.

Poi, falliti i piani dell’autosufficienza, al secondo rifornimento ( alla terza settimana) ho avuto solo scatolette, un paio di etti di bresaola e i preparati Penta Diet che erano rimasti.

Ho preferito prodotti a lunghissima conservazione sebbene formaggio, frutta e salumi si conservassero bene, attiravano anche gli insetti. Lattuga e insalate marcivano subito e le ho scartate.

Un pasto al giorno per il razionamento si è rivelato appena sufficiente, ma i viveri e l’acqua (50 L) sono  bastati. L’acqua non è stata mai rifornita.

-Dove dormivi?

Su una brandina smontabile, umida, tutta storta a sinistra con pendenza dal lato dei piedi. Mi svegliavo quasi sempre con le ginocchia penzoloni in fondo alla branda.

-Hai sentito il terremoto?

Certo, ma a me sembrava una frana, data la brevità della scossa. Poteva essere un assestamento della grotta o del pavimento del pozzo e la cosa era molto preoccupante. Poi mi hanno detto che era solo una breve scossa e mi sono tranquillizzato. Ero molto più al sicuro di voi.

-Dove facevi i bisogni?

In un simpatico wc di plastica con secchio estraibile. In fondo al secchio si mette il chimico e un pò d’acqua, lo usi,  appena arrivi a 3/4 di livello e puoi ancora estrarre il secchio senza rovesciarti tutto addosso, lo tiri via lentamente, metti il tappo, porti cautamente il “reperto” nella zona travaso (con la delicatezza che mostreresti nel trasporto di nitroglicerina), poi travasi il tutto in uno dei due bidoni stagni da 35L, lavi il secchio, chiudi il bidone, ricollochi il secchio nel suo WC, rimetti acqua e chimico e hai finito.

L’operazione per i miei ritmi era da ripetere una volta ogni tre giorni.

-Ma avevi delle luci?

Si, perchè di uscire cieco un pò mi seccava. Avevo la frontalina del casco speleo, una torcia d’emergenza da 160 lumen , una torcia d’emergenza montata lateralmente al casco, un led da 6W a luce calda. Il faretto a 12 led della telecamera che è bastato a illuminare solo i momenti di ripresa video. Avevo poi due led con dinamo per eventuali momenti di disastro, ma non li ho mai usati.

-E le batterie?

Una grossa batteria da 100 Amp  (ricaricata una volta) , una di emergenza a 18 amp al piombo, una sessantaquattro batterie stilo, tre batterie per telecamera Canon (ricaricate una volta sempre dalla superficie). Esperimento autosufficienza quindi valido a metà anche sul fronte energetico oltre che a quello viveri.

-Ma avevi l’orologio?

No, per fortuna no. Sarei impazzito.

-Cosa facevi tutto il giorno?

Leggevo, pensavo, scrivevo, studiavo, sistemavo il campo, razionavo i viveri, scacciavo i mosconi, guardavo per ore le concrezioni, ascoltavo i suoni della grotta, ammiravo i suoi piccoli abitanti bianchi (avvistamenti quasi quotidiani).

Quanti libri hai letto?

Quindici.

-Mai pensato di tornare in superficie?

No, ma il mio sogno più ricorrente era di uscire, incontrare qualcuno che mi chiedeva come mai ero fuori e morire di vergogna con me stesso.

-Hai mai avuto paura?

La prima sera l’acclimatamento è stato difficile e ho avuto ansia e tachicardia. Poi dal secondo giorno in poi tutto molto più semplice.

-E la salute? Ingrassato? Dimagrito?

In grotta ho perso 5 kg, i miei valori dalle analisi di sangue e urine sono perfetti,

– Cosa ti porti a casa da questa esperienza?

Intanto la consapevolezza di esserne capace, le mie impressioni sono descritte sul post “la conquista dell’inutile” in quelli precedenti.

-Quanti soldi ci hai fatto e chi ti ha finanziato?

I finanziamenti sono stati un pò personali e un pò degli sponsor che sono ancora visibili  qua sul blog.

Con i soldi ho pagato le spese personali che non potevo coprire lavorando e ho comprato attrezzatura e roba per il campo. Sono uscito dalla grotta che non avevo più una lira.

-Lo rifaresti?

Non in queste modalità, non per le stesse ragioni, ma il sottosuolo mi affascina molto e ci tornerò prima di doverci tornare per forza…

-Quando vedremo il documentario?

L’anno prossimo

-La prossima avventura?

In Slovenia tra Settembre e Ottobre.

Analisi cliniche e report “medico” sulla permanenza in grotta verranno pubblicati la settimana prossima.

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2 Responses to “FAQ-sull’ultima esperienza in grotta.”


  1. 2 DERELITTO giugno 19, 2012 alle 2:14 pm

    chi erano i piccoli abitanti bianchi ? TOPI ???


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About me

Igor D'India Freelance Videomaker Chi sono, cosa faccio, perchè non me ne sto a casa? Agli inizi ho effettuato reportage in zone di guerra (Bosnia, Caucaso, Sahara Occidentale ) o poco conosciute come la “finca” cubana nella regione di Guantanamo. Qualche passaggio in Asia e Africa con una vecchia Y10 e un equipaggio di folli (in senso positivo) ha arricchito il quadro delle avventure in luoghi non proprio raccomandabili. Queste esperienze sono state per me una formazione indispensabile per le avventure venute in seguito, come la Marsala-Torino in bici per i 150 anni dell'Unità d'Italia, la risalita a piedi del martoriato fiume Oreto di Palermo, il mese in isolamento in una grotta profonda 25 metri nel Monte Pellegrino (Pa) e l'attraversamento del Canada in autostop in inverno. Lo scopo dei miei lavori è spesso raccontare una spedizione (solitaria o in team) o un importante avvenimento verificatosi nel luogo che si attraversa, con pochi a disposizione. Lo stile tende a essere quello degli esploratori/documentaristi di un tempo: imprese difficili con mezzi improbabili. Forse non sarà rimasto niente da esplorare, ma si possono fare esperienze straordinarie anche dietro casa se si affrontano in un certo modo. Supporti tecnologici che fanno "il lavoro per te", ad esempio, possono contaminare l'approccio onesto all'esperienza e rovinarne il senso. Dove si è da soli davanti all' ignoto e dove si pagano cari gli errori commessi, il successo (senza trucchi) così come il fallimento, garantiscono una maturazione personale più rapida delle esperienze ordinarie. Se poi le cose vanno male o è colpa tua o dell' imponderabile. In tutti i casi ci si trova sempre a dire "ma chi me lo ha fatto fare?". I ricordi te li godi dopo, davanti a una fresca birra con gli amici, o davanti a una tastiera, quando metti nero su bianco l'accaduto, tra il sorriso e la nostalgia.

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