Un messaggio dal mare

Stamattina alle 9 e 40 circa, Simone (membro del Team Est dal 2010, vedi The Y10 Diaries Episode II) aveva da poco cominciato il turno sul trespolo qui al Lido Azzurro di Albisola (Savona) dove lavora da dieci anni come bagnino e dove mi ha “invitato” a lavorare per la stagione. Le dinamiche che mi hanno portato a questa decisione sono poco interessanti, basti sapere che mi volevo asciugare le ossa dopo 30 giorni di grotta e che devo a Simone qualche favore. Poca gente in mare stamattina, tempo infelice (almeno per i bagnanti), mare poco mosso. Stavo per tornare a casa per una pausa fino alle 15, quando è arrivata una bottiglia dal mare, sigillata e con un messaggio in spagnolo al suo interno.

Abbiamo trovato una scusa per andare a farci offrire una pizza a Granada a Settembre…

Ecco cosa è successo.

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3 Responses to “Un messaggio dal mare”


  1. 1 Alessandro luglio 7, 2012 alle 2:16 pm

    ma tutte a te!

  2. 3 pat luglio 13, 2012 alle 9:48 am

    ehi il biglietto era della royal carribean nave da crociera mica male;-)
    2 sposini burloni in viaggio di nozze?
    2 vecchietti croceristi?mah…cmq mi hanno fatto venir voglia di lasciare un messaggio in bottiglia…sperando che arrivi più lontano.
    cari bagnini simone e igor,data la vs competenza,secondo voi che giro fanno le maree diciamo approssimativamente buttando la bottiglia dal molo di celle?temo che nel giro di un paio di giorni si schianti sugli scogli lì vicino;-( o no?


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About me

Igor D'India Freelance Videomaker Chi sono, cosa faccio, perchè non me ne sto a casa? Agli inizi ho effettuato reportage in zone di guerra (Bosnia, Caucaso, Sahara Occidentale ) o poco conosciute come la “finca” cubana nella regione di Guantanamo. Qualche passaggio in Asia e Africa con una vecchia Y10 e un equipaggio di folli (in senso positivo) ha arricchito il quadro delle avventure in luoghi non proprio raccomandabili. Queste esperienze sono state per me una formazione indispensabile per le avventure venute in seguito, come la Marsala-Torino in bici per i 150 anni dell'Unità d'Italia, la risalita a piedi del martoriato fiume Oreto di Palermo, il mese in isolamento in una grotta profonda 25 metri nel Monte Pellegrino (Pa) e l'attraversamento del Canada in autostop in inverno. Lo scopo dei miei lavori è spesso raccontare una spedizione (solitaria o in team) o un importante avvenimento verificatosi nel luogo che si attraversa, con pochi a disposizione. Lo stile tende a essere quello degli esploratori/documentaristi di un tempo: imprese difficili con mezzi improbabili. Forse non sarà rimasto niente da esplorare, ma si possono fare esperienze straordinarie anche dietro casa se si affrontano in un certo modo. Supporti tecnologici che fanno "il lavoro per te", ad esempio, possono contaminare l'approccio onesto all'esperienza e rovinarne il senso. Dove si è da soli davanti all' ignoto e dove si pagano cari gli errori commessi, il successo (senza trucchi) così come il fallimento, garantiscono una maturazione personale più rapida delle esperienze ordinarie. Se poi le cose vanno male o è colpa tua o dell' imponderabile. In tutti i casi ci si trova sempre a dire "ma chi me lo ha fatto fare?". I ricordi te li godi dopo, davanti a una fresca birra con gli amici, o davanti a una tastiera, quando metti nero su bianco l'accaduto, tra il sorriso e la nostalgia.

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