Precisazioni del caso

Penso sia doveroso chiarire che questa esperienza, sebbene annunciata dalla stampa come ” avventura estrema “, di estremo non abbia nulla.

E’ invece un avvicinamento a un sogno. Con un metodo difficile magari, ma non impossibile.

L’avventura nel wilderness non e’ certo l’autostop, ma questo fa parte della sua organizzazione.

Questo capitolo del blog ” The Yukon Rush”, non e’ altro che un piano di emergenza: a Toronto non ho trovato gli sponsor che volevo per la prossima spedizione, vediamo se riesco a trovare qualcosa di risolutivo sul posto.

Contatti, nomi, sponsor, tutto puo’ avvicinarmi allo Yukon e alla sua traversata.

Sono sicuro che da qualche parte avro’ una risposta. Con la scusa analizziamo assieme il fenomeno dell’ autostop, che non so per voi, ma per me e’ un mistero. Vediamo cosa succede per strada, che gente si trova, che colore ha il mondo.

L’autostop, sia chiaro, e’ un modo essenziale e avventuroso, interessante e affascinante, per conoscere luoghi e persone in modo unico, ma non ha niente a che vedere con la ricerca di un approccio purista delle mie ultime esperienze nel wilderness.

Un approccio che cerco di migliorare volta per volta. Le esperienze nel selvaggio hanno regole che ho ben descritto nei post precedenti, le regole dei primi esploratori, quelle che non vanno infrante, mai.

E quelle seguiro’ nel mio cammino tra foreste e fiumi silenziosi. Ma non e’ questo il caso. E’ un esperienza diversa. Questo e’ il prima.

Certo, nessuno e’ perfetto, mi si perdoneranno degli errori, e a qualcuno sembrera’ anche noioso, ma questo attraversamento del secondo Paese piu’ grande del mondo, per il solo desiderio di continuare a credere in un sogno lungo una vita, non puo’ non avere uno sbocco.

Mi hanno detto che avrei dovuto raccontare il tutto alla fine…una volta giunto a Dawson, a cose fatte. Avrei rischiato di meno.

Ma perche’ negare la condivisione di tutto questo ” work in progress ” con voi?

Forse non sara’ niente di eccezionale, ma perche’ non viverlo insieme?

Il wilderness arrivera’, e con esso tutte le regole del caso, ma per ora…per ora viviamo la strada e i suoi personaggi insieme.

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3 Responses to “Precisazioni del caso”


  1. 1 Claudia aprile 19, 2013 alle 4:42 pm

    Va bene…viviamolo passo dopo passo e vediamo che succede! 🙂

    Occhio quando attraversi la strada fuori dalle strisce…

  2. 2 Pablo aprile 20, 2013 alle 12:29 pm

    Hola soy Pablo.
    Sono certo che il film che realizzerai trasmetterà – come sempre – quanto di emozionate riesci a dare.
    Hasta luego
    Pablo en todo el mundo donde Igor va.

  3. 3 Aurora aprile 21, 2013 alle 7:55 am

    Fantastico!
    Stai facendo una cosa che penso molti ragazzi che hanno letto “on the road” hanno sognato…io per prima, che adoro potere conoscere le storie dei luoghi o delle persone che incontro, ma non ho abbastanza coraggio per mollare tutto e andare all’avventura! Voglio però seguire il tuo viaggio e vedere attraverso i tuoi occhi! Buona fortuna!

    God Bless, from Palermo


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About me

Igor D'India Freelance Videomaker Chi sono, cosa faccio, perchè non me ne sto a casa? Agli inizi ho effettuato reportage in zone di guerra (Bosnia, Caucaso, Sahara Occidentale ) o poco conosciute come la “finca” cubana nella regione di Guantanamo. Qualche passaggio in Asia e Africa con una vecchia Y10 e un equipaggio di folli (in senso positivo) ha arricchito il quadro delle avventure in luoghi non proprio raccomandabili. Queste esperienze sono state per me una formazione indispensabile per le avventure venute in seguito, come la Marsala-Torino in bici per i 150 anni dell'Unità d'Italia, la risalita a piedi del martoriato fiume Oreto di Palermo, il mese in isolamento in una grotta profonda 25 metri nel Monte Pellegrino (Pa) e l'attraversamento del Canada in autostop in inverno. Lo scopo dei miei lavori è spesso raccontare una spedizione (solitaria o in team) o un importante avvenimento verificatosi nel luogo che si attraversa, con pochi a disposizione. Lo stile tende a essere quello degli esploratori/documentaristi di un tempo: imprese difficili con mezzi improbabili. Forse non sarà rimasto niente da esplorare, ma si possono fare esperienze straordinarie anche dietro casa se si affrontano in un certo modo. Supporti tecnologici che fanno "il lavoro per te", ad esempio, possono contaminare l'approccio onesto all'esperienza e rovinarne il senso. Dove si è da soli davanti all' ignoto e dove si pagano cari gli errori commessi, il successo (senza trucchi) così come il fallimento, garantiscono una maturazione personale più rapida delle esperienze ordinarie. Se poi le cose vanno male o è colpa tua o dell' imponderabile. In tutti i casi ci si trova sempre a dire "ma chi me lo ha fatto fare?". I ricordi te li godi dopo, davanti a una fresca birra con gli amici, o davanti a una tastiera, quando metti nero su bianco l'accaduto, tra il sorriso e la nostalgia.

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