Vento, gelo e fortuna

Dopo avere aspettato un passaggio per circa due ore, facendo avanti e indietro tra una stazione di servizio e un incrocio, il vento è diventato fastidioso e ha cominciato a spazzare la strada con minuscoli fiocchi di neve. L’erba si è congelata subito, così come l’acqua dei canali.
Sinceramente non avevo tanta voglia di aspettare, e mi sforzavo di capire come identificare al volo un potenziale interessato a guidarmi a ovest. Ormai da gente che guida pickup e auto tenute bene non mi aspetto più nulla. Il passaggio tipo è un giovane su una macchina scalcagnata, spesso in viaggio sulla transcanada per lavoro. Infreddolito e con pochissima voglia di mettermi i vestiti pesanti, rientro nel burger accanto al negozio di ricambi per auto, in attesa di riscaldarmi e osservare meglio la gente intorno.

Neanche entrato mi ferma un gruppo di ragazzi. “Senti, è un po’ che ti vediamo là fuori, dove devi andare?”. Siamo ora diretti a Prince George, sulle montagne, a nord ovest di Winnipeg, in un’auto minuscola e stracarica di persone e bagagli.

Nella foto sotto: ecco cosa succede a chi non mi prende a bordo 🙂

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1 Response to “Vento, gelo e fortuna”


  1. 1 Alessandro maggio 1, 2013 alle 2:30 pm

    Nella foto sotto la foto sotto ecco cosa ti succede se non ti si prendeva bordo. Oggi rifacciamo il barbecue


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About me

Igor D'India Freelance Videomaker Chi sono, cosa faccio, perchè non me ne sto a casa? Agli inizi ho effettuato reportage in zone di guerra (Bosnia, Caucaso, Sahara Occidentale ) o poco conosciute come la “finca” cubana nella regione di Guantanamo. Qualche passaggio in Asia e Africa con una vecchia Y10 e un equipaggio di folli (in senso positivo) ha arricchito il quadro delle avventure in luoghi non proprio raccomandabili. Queste esperienze sono state per me una formazione indispensabile per le avventure venute in seguito, come la Marsala-Torino in bici per i 150 anni dell'Unità d'Italia, la risalita a piedi del martoriato fiume Oreto di Palermo, il mese in isolamento in una grotta profonda 25 metri nel Monte Pellegrino (Pa) e l'attraversamento del Canada in autostop in inverno. Lo scopo dei miei lavori è spesso raccontare una spedizione (solitaria o in team) o un importante avvenimento verificatosi nel luogo che si attraversa, con pochi a disposizione. Lo stile tende a essere quello degli esploratori/documentaristi di un tempo: imprese difficili con mezzi improbabili. Forse non sarà rimasto niente da esplorare, ma si possono fare esperienze straordinarie anche dietro casa se si affrontano in un certo modo. Supporti tecnologici che fanno "il lavoro per te", ad esempio, possono contaminare l'approccio onesto all'esperienza e rovinarne il senso. Dove si è da soli davanti all' ignoto e dove si pagano cari gli errori commessi, il successo (senza trucchi) così come il fallimento, garantiscono una maturazione personale più rapida delle esperienze ordinarie. Se poi le cose vanno male o è colpa tua o dell' imponderabile. In tutti i casi ci si trova sempre a dire "ma chi me lo ha fatto fare?". I ricordi te li godi dopo, davanti a una fresca birra con gli amici, o davanti a una tastiera, quando metti nero su bianco l'accaduto, tra il sorriso e la nostalgia.

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