Nello Yukon con un vecchio cowboy del Montana

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I precedenti 1500 km non sono stati che un antipasto del wilderness incontaminato dello Yukon. Da qua in poi non ci sono che alberi e fiumi a perdita d’occhio per centinaia di migliaia di ettari tutto intorno alla Alaska Highway. La foresta è così fitta che sembra di camminare tra i denti di un pettine da barba.
Alberi bassi, dritti e forti. I ghiacci si stanno sciogliendo, ma grossi lastroni imprigionano ancora le acque dei fiumi, che gonfiano di giorno in giorno per lo scioglimento delle nevi.

Da Fort Nelson mi trovo in compagnia di un vecchio cowboy del Montana, USA. Nel suo Dodge Ram 1500, ha caricato dei viveri, quattro stecche di sigarette, una bottiglia di whisky per dormire bene la notte e una valigia con due fucili. Uno è un Garand M1 della seconda guerra mondiale (regalo per i nipotini) e l’altro una sorta di Winchester per la caccia al coyote.

È diretto a Fairbanks, Alaska, dove lo attende la sua famiglia. Figlio di un veterano della seconda guerra mondiale, non ha fatto il Vietnam grazie al divieto di suo padre: “Tu non ci vai a combattere in quella merda, nessuno dovrebbe vedere quello che ho visto io in Belgio”. Ormai in pensione, durante l’inverno aiuta la madre e il fratello nella fattoria in Montana, prevalentemente vacche e cavalli, per tornare poi in Alaska in primavera .
In viaggio non parliamo molto, diciamo solo quello che è indispensabile. “Buona fortuna lassù ‘amigo’, ci vogliono le palle per andare da quelle parti a fare quello che vuoi fare tu”. Beh io alla sua età non so se intraprenderei da solo un viaggio in macchina di 4000 km nel bel mezzo del nulla, con tutte le pillole che deve prendere ogni giorno…
Punti di vista.
Qui a Watson Lake ha deciso di prendere una stanza in un motel “questi canadesi sono pazzi, 135$ uno schifo di stanza” ha sbottato in un primo istante “Almeno non gli interessa quanta gente ci dorme…tieni, qua ci sono le chiavi, scegliti il letto che preferisci, mi trovi al bar. Buonanotte ‘amigo'”.

Domani ci aspettano 1200 km per arrivare a Dawson. Alla nostra sinistra ci accompagnerà il fiume Yukon. Finalmente.

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3 Responses to “Nello Yukon con un vecchio cowboy del Montana”


  1. 1 Giancarlo maggio 5, 2013 alle 9:40 am

    Igor, come vedi ormai tutta la famiglia Pellerito allargata ti segue. Sono contento che tutto ti stia andando bene. Adesso ti offrono pure l’hotel!

  2. 2 Ev maggio 5, 2013 alle 3:03 pm

    ma hai contribuito alla spesa dell’albergo? 😀

  3. 3 Pablo maggio 7, 2013 alle 10:02 am

    Hola Igor
    tambjen? Il tuoi racconti passo dopo passo affascinano sempre più.
    Scivola sulla neve verso la tua nuova meta.
    Hasta luego
    Pablo


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Igor D'India Freelance Videomaker Chi sono, cosa faccio, perchè non me ne sto a casa? Agli inizi ho effettuato reportage in zone di guerra (Bosnia, Caucaso, Sahara Occidentale ) o poco conosciute come la “finca” cubana nella regione di Guantanamo. Qualche passaggio in Asia e Africa con una vecchia Y10 e un equipaggio di folli (in senso positivo) ha arricchito il quadro delle avventure in luoghi non proprio raccomandabili. Queste esperienze sono state per me una formazione indispensabile per le avventure venute in seguito, come la Marsala-Torino in bici per i 150 anni dell'Unità d'Italia, la risalita a piedi del martoriato fiume Oreto di Palermo, il mese in isolamento in una grotta profonda 25 metri nel Monte Pellegrino (Pa) e l'attraversamento del Canada in autostop in inverno. Lo scopo dei miei lavori è spesso raccontare una spedizione (solitaria o in team) o un importante avvenimento verificatosi nel luogo che si attraversa, con pochi a disposizione. Lo stile tende a essere quello degli esploratori/documentaristi di un tempo: imprese difficili con mezzi improbabili. Forse non sarà rimasto niente da esplorare, ma si possono fare esperienze straordinarie anche dietro casa se si affrontano in un certo modo. Supporti tecnologici che fanno "il lavoro per te", ad esempio, possono contaminare l'approccio onesto all'esperienza e rovinarne il senso. Dove si è da soli davanti all' ignoto e dove si pagano cari gli errori commessi, il successo (senza trucchi) così come il fallimento, garantiscono una maturazione personale più rapida delle esperienze ordinarie. Se poi le cose vanno male o è colpa tua o dell' imponderabile. In tutti i casi ci si trova sempre a dire "ma chi me lo ha fatto fare?". I ricordi te li godi dopo, davanti a una fresca birra con gli amici, o davanti a una tastiera, quando metti nero su bianco l'accaduto, tra il sorriso e la nostalgia.

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