Capitolo 3: Tra la gente dello Yukon

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In meno di tre giorni in questa città, sono stato assorbito dalla sua comunità in modo incredibilmente rapido e naturale.
Non è certo difficile notare un forestiero con uno zaino e una reflex che gira per le sette strade di Dawson. Tra una parola al bar e una breve discussione in strada, sono diventato “the italian guy” della città. Ovviamente fino a ieri avevo il problema dell’alloggio, il sindaco era disponibile solo oggi e le mie possibilità di ottenere un tetto per vie istituzionali erano nulle. È bastato prendere una birra al PIT, luogo di ritrovo di minatori e lavoratori, per ricevere un invito a giocare a hockeyball e fare amicizia con dei ragazzi che avrebbero potuto risolvere il mio problema.

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Per quanto riguarda l’ hockey, sebbene la mia tecnica fosse inesistente, cosi come la conoscenza di trucchi essenziali per evitare di prendere mazzate inutili, applicando l’esperienza acquisita in altri sport di squadra i risultati sono stati discreti. Alla fine uno dei ragazzi, un idraulico della città, si è interessato a me: “dove stai per ora?”, “Al Westminster hotel, ma devo trovare un’altra sistemazione, sto aspettando di parlare con il Sindaco” faccio io.

Allora mi porta in strada e mi indica un vecchio camper: “Quel camper è mio. È sempre posteggiato in 7th ave. ed è aperto. Usa tutte le coperte mi raccomando, la notte scende a -15C, -20C a volte.”
Ho una casa. Il camper non ha elettricità, acqua e neanche WC, ma almeno ha un tetto e un letto comodo.
Intanto ho conosciuto un artista locale, un tipo che va in giro a disegnare in condizioni strane, sul tetto di un’auto nel deserto, al polo nord, e ultimamente vuole disegnare dentro un caccia da combattimento in volo…
Venerdì sarò suo ospite alla radio locale a parlare del mio progetto nello Yukon.
Il sindaco Potoroka si è dimostrato entusiasta e venerdì sera mi porterà a bere una birra con alcuni ragazzi che lavorano ai reality sui minatori per alcune grosse emittenti. Sto cominciando a raccogliere delle storie, i personaggi in giro sono davvero tanti…

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3 Responses to “Capitolo 3: Tra la gente dello Yukon”


  1. 1 Il fumagalli maggio 9, 2013 alle 12:55 pm

    Mitico ti aspetto al caldo di albisola prima della fine del mese se riesci. Buon viaggio e salutami gli orsi,,,,

  2. 2 Pablo maggio 10, 2013 alle 6:26 pm

    Hola amigo
    Ti accompagno sempre con il pensiero e ti mando una ventata di aria calda da Vulcano…il mio “scoglio” eoliano!
    Vai come il vento
    Pablo

  3. 3 Claudia maggio 10, 2013 alle 7:42 pm

    Bravo Igor…and happy birthday (?)


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About me

Igor D'India Freelance Videomaker Chi sono, cosa faccio, perchè non me ne sto a casa? Agli inizi ho effettuato reportage in zone di guerra (Bosnia, Caucaso, Sahara Occidentale ) o poco conosciute come la “finca” cubana nella regione di Guantanamo. Qualche passaggio in Asia e Africa con una vecchia Y10 e un equipaggio di folli (in senso positivo) ha arricchito il quadro delle avventure in luoghi non proprio raccomandabili. Queste esperienze sono state per me una formazione indispensabile per le avventure venute in seguito, come la Marsala-Torino in bici per i 150 anni dell'Unità d'Italia, la risalita a piedi del martoriato fiume Oreto di Palermo, il mese in isolamento in una grotta profonda 25 metri nel Monte Pellegrino (Pa) e l'attraversamento del Canada in autostop in inverno. Lo scopo dei miei lavori è spesso raccontare una spedizione (solitaria o in team) o un importante avvenimento verificatosi nel luogo che si attraversa, con pochi a disposizione. Lo stile tende a essere quello degli esploratori/documentaristi di un tempo: imprese difficili con mezzi improbabili. Forse non sarà rimasto niente da esplorare, ma si possono fare esperienze straordinarie anche dietro casa se si affrontano in un certo modo. Supporti tecnologici che fanno "il lavoro per te", ad esempio, possono contaminare l'approccio onesto all'esperienza e rovinarne il senso. Dove si è da soli davanti all' ignoto e dove si pagano cari gli errori commessi, il successo (senza trucchi) così come il fallimento, garantiscono una maturazione personale più rapida delle esperienze ordinarie. Se poi le cose vanno male o è colpa tua o dell' imponderabile. In tutti i casi ci si trova sempre a dire "ma chi me lo ha fatto fare?". I ricordi te li godi dopo, davanti a una fresca birra con gli amici, o davanti a una tastiera, quando metti nero su bianco l'accaduto, tra il sorriso e la nostalgia.

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