Un nuovo inizio: legato a una “inception”.

Un’idea semplice. Un seme che improvvisamente germoglia in noi. E’ questo forse il più potente dei fenomeni del mondo?

Impossibile distruggerla. Si nutre del nostro subconscio, matura in noi che neanche ce ne accorgiamo. E nella vita reale non si può mandare un Di Caprio in un sogno dentro al sogno per convincerci a pensare ad altro, come nel film.

Basta una parola ascoltata alla radio, un banale incidente, uno sguardo. Boom, eccola là. Non te ne puoi liberare. Ti insegue dove sei più fragile: nei sogni, nella solitudine, nella fatica, nel dolore e nel piacere di un benessere conquistato da poco. L’idea muove subito i primi passi e poi, quando pensi di essertene scordato, genera una visione. Poi cominceranno a correre i pensieri e maturerà l’azione.

Senza l’azione l’idea ristagna, brucia, logora e scatena forze che ci distruggono. L’ossessione può trasformarsi in altro, ma solo se soddisfatta, anche in parte.

Non mi pongo il problema se questa visione sia nata dal volere divino, dal fato, dal caso, da un concatenarsi di scelte. Ne accetto l’esistenza e ne sfrutto la forza. Punto.

Da una settimana ormai sono tornato a casa, sulle colline cefaludesi. Ho deciso di lavorare solo ed esclusivamente alla spedizione in canoa nello Yukon. La mia spedizione, a modo mio. E’ il momento degli allenamenti, dei contatti, della ricerca sponsor, delle snervanti attese di risposte e della percezione fastidiosa di un immobilismo e uno spreco di tempo in ogni giorno che non stai passando là fuori.

Ma so che questa fase è indispensabile. Il corpo si rigenera, apprezza il ritorno che di tutti i viaggi è il senso. Finalmente di nuovo la famiglia, gli affetti, gli amici di sempre, il tuo orizzonte e il mare dove nuotavi da bambino. La spinta verso l’infinito c’ è già e diventerà più forte. Godiamoci il momento.

Vedo i progressi in quello che succede, valuto i si e i no, cerco un piano B e C a ogni eventualità. Almeno ci provo.

Ho contattato tramite un amico Beppe Faresin, un grande della canoa che ha pagaiato tutto il Danubio, il Po, il Golfo del Messico e un bel tratto dello Yukon proprio l’anno scorso. Beppe si è dimostrato subito gentile e disponibile, dandomi consigli che non trovi in nessuna guida. Avevo già studiato il fiume da diverse fonti, ma la testimonianza di un esperto che lo ha affrontato di recente è davvero impagabile. Pare che sia impegnativo soprattutto per la corrente. Me ne ero accorto dopo l’icebreakup, mentre vedevo filare via i blocchi di ghiaccio come i camion in autostrada.

remember all this

“Se trovassi questa corrente a giugno arrivei a Fort Yukon in una settimana, senza neanche pagaiare” pensai. Più o meno è così, anche se dopo giugno il livello  dell’acqua scende parecchio. Devo imparare bene a traghettare e ormeggiare  e spero che Beppe mi dia una mano ad Aprile per fare pratica. Farò delle prove anche a Giugno direttamente nello Yukon prima di partire. Con tutto il rispetto per i nostri fiumi, ma quello per me è un sistema da capire da zero. Leggere il fiume, questo bisogna imparare.

E cosa c’è di più bello del cercare un contatto così ravvicinato con quel mondo ormai lontano nei racconti dei nostri antenati?

Beppe mi ha detto tante altre cose, specialmente rispetto alla sicurezza. E’ chiaro che essendo esperto abbia moltissima considerazione di un aspetto così importante, specialmente perchè sa che non sono mai salito su una canoa canadese. Dal fatto che mi stia aiutando traspare però che abbia capito che non sono un suicida e che non mi avvento sulle cose senza criterio.

Gliene sono grato.

Ho sentito alcuni sponsor, delle piccole coproduzioni che potrebbero prendere parte al progetto video. Sono fiducioso, senza cantare vittoria. Tanto parto lo stesso, a costo di attraversare l’oceano in barcastop.
Da Toronto penso di proseguire comunque in autostop verso Nord, come quest’anno. Ho avuto fortuna certo, ma ho capito moltissimo sulle rotte e sui flussi migratori dei canadesi nel periodo di maggio. Con un pò di pazienza potrei farcela anche stavolta in una settimana o dieci giorni. Ho già delle buone immagini dell’icebreakup, posso anche ritardare di qualche giorno il mio arrivo nello Yukon.

La strada crea dipendenza.

Sto facendo un inventario dell’attrezzatura che ho qua e di quella che ho lasciato ai miei amici a Toronto. Grazie alla famiglia Pellerito il mio zaino puzzolente e la robaccia da bivacco dovrebbero rimanere al caldo ancora per un pò in quel di Vaughan. Invidio quell’attrezzatura. E’ già là a casa dei miei amici, fuori nevica, i bambini giocano nel basement. A tutti ho promesso che sarei tornato. Me lo sono anche promesso da solo, l’ho promesso al fiume. Rimane solo la speranza che vada tutto bene fino ad allora. Poi comincerò a sperare anche dell’altro, ma per ora mi basta arrivarci.

Comincerò presto a dormirein giardino nel mio tipico bivacco ormai rodato in Slovenia. Niente tenda per ora, vediamo che succede.

Le temperature non sono proibitive sulle Madonie. Se faccio dei test prima della neve non dovrei avere problemi. Con la neve invece la mia attrezzatura richiederebbe dei rinforzi che al momento non posso permettermi e non voglio rischiare inutilmente. Sai che storia se mi assidero in Sicilia…

Nello Yukon a Luglio potrei trovare 30 gradi, ma anche improvvise gelate e tempeste  (sopra Circle). Il nostro inverno dovrebbe essere un discreto test per l’estate del Grande Nord. Già lo scorso inverno passato in Canada ho sicuramente migliorato la resistenza alle basse temperature. Non basta. Ci vuole tempo e pazienza.

Intanto non dovrebbe mancare molto all’uscita del documentario che ho girato in grotta e in autostop in Canada. Le due esperienze diventeranno un unico film, grazie al lavoro (spesso a distanza) con l’amico regista Martino Lo Cascio, indispensabile per questo progetto. Tranquilli, non mi vedrete più parlare da solo alla telecamera. Stiamo cercando di cambiare un pò registro…

E’ cominciata quindi una nuova avventura che potrete seguire sul blog. E’ il pre-tutto, dove si aspetta e si pensa, si progetta, si prova. E’ il momento in cui hai capito che, nonostante un anno e mezzo di tentativi, sei ancora completamente schiavo di una inception.

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4 Responses to “Un nuovo inizio: legato a una “inception”.”


  1. 1 Alessandro novembre 27, 2013 alle 12:29 am

    Chi ti ha detto che lo zaino sia ancora la’?

  2. 2 Il fumagalli novembre 27, 2013 alle 11:21 am

    Miiiii lo zaino……..

  3. 3 silvia grillone dicembre 10, 2013 alle 5:31 pm

    ma a me ha molto divertito il tuo borbottio solitario.un bel monologo,come a teatro quasi nessuno fa più,si deve solo abbagliare,ovunque…………………
    -riferito tuo commento sui docu.

  4. 4 Claudia dicembre 12, 2013 alle 5:19 pm

    Maia gioca e…ti aspetta. Ogni volta che vede lo zaino mi chiede: “Quando viene Igoooor?”


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About me

Igor D'India Freelance Videomaker Chi sono, cosa faccio, perchè non me ne sto a casa? Agli inizi ho effettuato reportage in zone di guerra (Bosnia, Caucaso, Sahara Occidentale ) o poco conosciute come la “finca” cubana nella regione di Guantanamo. Qualche passaggio in Asia e Africa con una vecchia Y10 e un equipaggio di folli (in senso positivo) ha arricchito il quadro delle avventure in luoghi non proprio raccomandabili. Queste esperienze sono state per me una formazione indispensabile per le avventure venute in seguito, come la Marsala-Torino in bici per i 150 anni dell'Unità d'Italia, la risalita a piedi del martoriato fiume Oreto di Palermo, il mese in isolamento in una grotta profonda 25 metri nel Monte Pellegrino (Pa) e l'attraversamento del Canada in autostop in inverno. Lo scopo dei miei lavori è spesso raccontare una spedizione (solitaria o in team) o un importante avvenimento verificatosi nel luogo che si attraversa, con pochi a disposizione. Lo stile tende a essere quello degli esploratori/documentaristi di un tempo: imprese difficili con mezzi improbabili. Forse non sarà rimasto niente da esplorare, ma si possono fare esperienze straordinarie anche dietro casa se si affrontano in un certo modo. Supporti tecnologici che fanno "il lavoro per te", ad esempio, possono contaminare l'approccio onesto all'esperienza e rovinarne il senso. Dove si è da soli davanti all' ignoto e dove si pagano cari gli errori commessi, il successo (senza trucchi) così come il fallimento, garantiscono una maturazione personale più rapida delle esperienze ordinarie. Se poi le cose vanno male o è colpa tua o dell' imponderabile. In tutti i casi ci si trova sempre a dire "ma chi me lo ha fatto fare?". I ricordi te li godi dopo, davanti a una fresca birra con gli amici, o davanti a una tastiera, quando metti nero su bianco l'accaduto, tra il sorriso e la nostalgia.

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