The Yukon Blues – Cap. 1 Settimana decisiva

locaninalow

Qualche supporter si è fatto vivo, una produzione di Milano sta lavorando sodo per la prevendita del documentario,  Sport Senza Frontiere è diventato Social Partner di questa grande avventura, che finalmente prende forma. Descriverò presto meglio chi sono questi nuovi “compagni di viaggio”. La settimana prossima sul blog potrete seguire le fasi di allenamento sul Po e sul Brenta con dei canoisti esperti. Tra loro ci sarà anche Beppe Faresin, che conosce un bel pezzo dello Yukon, perchè lo ha attraversato l’anno scorso con l’amico Walter Milan. Da fine Aprile, come sembra ormai certo, inizierà il racconto del prespedizione e l’avvicinamento in autostop verso il Grande Nord, con la ricerca di ciò che è rimasto delle tracce di Walter Bonatti e del suo viaggio in quelle zone (1965).

Giugno sarà quindi il mese dei grandi silenzi e della canoa.

Ma andiamo per gradi…

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2 Responses to “The Yukon Blues – Cap. 1 Settimana decisiva”


  1. 1 elisabetta marzo 17, 2014 alle 10:08 am

    perchè non provi ad utilizzare http://www.verkami.com/ come piattaforma per il social crowdfunding?
    In bocca al lupo per tutto.
    Elisabetta

  2. 2 Pablo aprile 7, 2014 alle 8:39 pm

    Ti aspetto in studio la prossima settimana per una “messa a punto”….hasta luego nel mundo.
    Pablo


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About me

Igor D'India Freelance Videomaker Chi sono, cosa faccio, perchè non me ne sto a casa? Agli inizi ho effettuato reportage in zone di guerra (Bosnia, Caucaso, Sahara Occidentale ) o poco conosciute come la “finca” cubana nella regione di Guantanamo. Qualche passaggio in Asia e Africa con una vecchia Y10 e un equipaggio di folli (in senso positivo) ha arricchito il quadro delle avventure in luoghi non proprio raccomandabili. Queste esperienze sono state per me una formazione indispensabile per le avventure venute in seguito, come la Marsala-Torino in bici per i 150 anni dell'Unità d'Italia, la risalita a piedi del martoriato fiume Oreto di Palermo, il mese in isolamento in una grotta profonda 25 metri nel Monte Pellegrino (Pa) e l'attraversamento del Canada in autostop in inverno. Lo scopo dei miei lavori è spesso raccontare una spedizione (solitaria o in team) o un importante avvenimento verificatosi nel luogo che si attraversa, con pochi a disposizione. Lo stile tende a essere quello degli esploratori/documentaristi di un tempo: imprese difficili con mezzi improbabili. Forse non sarà rimasto niente da esplorare, ma si possono fare esperienze straordinarie anche dietro casa se si affrontano in un certo modo. Supporti tecnologici che fanno "il lavoro per te", ad esempio, possono contaminare l'approccio onesto all'esperienza e rovinarne il senso. Dove si è da soli davanti all' ignoto e dove si pagano cari gli errori commessi, il successo (senza trucchi) così come il fallimento, garantiscono una maturazione personale più rapida delle esperienze ordinarie. Se poi le cose vanno male o è colpa tua o dell' imponderabile. In tutti i casi ci si trova sempre a dire "ma chi me lo ha fatto fare?". I ricordi te li godi dopo, davanti a una fresca birra con gli amici, o davanti a una tastiera, quando metti nero su bianco l'accaduto, tra il sorriso e la nostalgia.

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