The Yukon Blues Cap.2, Autostop

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Ho lasciato i miei amici (Famiglia Pellerito di Vaughan-toronto) stamattina alle 10. Il buon Alessandro ha fatto una deviazione prima di lasciare i bambini in piscina e mi ha scaricato dove ho cominciato ad autostoppare lo scorso anno, su Major Mac. Il rischio era che trovassi solo famiglie in coda per Canada Wonderland, ma poi un Harleista (in auto ma vestito da Custom biker) mi ha raccolto e portato a una perfetta Gas Station sulla 400, vicino Barrie. Appena sei fuori dalla GTA (complesso di cittadine vicino Toronto) sei gia a metà dell’opera. Mi ha infatti caricato John (dopo 10 minuti), ex militare con un paio di fori di pallottola sulla pelle, collezionati tra Bosnia e Ruanda. Ora fa l’ingegnere e lavora per costruire centrali nucleari, elettriche ecc…
Siamo diretti a Winnipeg. Il tempo è identico al primo giorno in autostop dell’anno scorso, nuvole e pioggia, ma viaggiamo bene in questo magnifico Ontario di laghi e foreste.
Unica nota: a 80km da Sudbury ci ha fermato la polizia, dicendo di avere un mandato di arresto per John per il reato di “assault” (aggressione), avvenuto in teoria nella città di Hamilton qualche giorno fa. Ammanettato e portato in auto per gli accertamenti è stato trattenuto per circa quaranta minuti. Io sono stato interrogato per verificare che non avessi intenzione di lavorare in Canada illegalmente. Solite, legittime, domande dell’Immigration Department.

Mi immaginavo già in mezzo alla foresta a chiedere passaggi davanti al nostro pickup posteggiato con i blocchi alle ruote…ma l’agente ha rilasciato John per “mancanza di dettagli sul suo mandato di arresto”. Avevano preso un granchio!
Ci siamo quindi rimessi i documenti in tasca e abbiamo festeggiato il suo rilascio fulmineo con un caffè di Tim Horton.
Non c’è male come inizio direi…

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2 Responses to “The Yukon Blues Cap.2, Autostop”


  1. 1 Piero maggio 4, 2014 alle 6:01 am

    Capita ! in Canada la polizia è capillare e sempre presente. I paragoni con la nostra sono superflui . Non mi sono mai sentito in pericolo. Viaggiando in questo modo senza dubbio conoscerai un sacco di persone molto interessanti. I Canadesi , che sono 4 gatti, sono in genere dei chiacchieroni. Ti accorgerai, se non te ne sarai già accorto, quanti asiatici vivono in Canada; tra Cinesi, filippini, indiani, cambogiani ….è tutto un continente che a ondate successive nei secoli scorsi si è li trasferito. In attesa di leggere le prossime puntate . Ciao Piero

  2. 2 silviagrillone04@gmail.com maggio 4, 2014 alle 8:14 am

    ciao,buon viaggio!un pò di libertà mi arriva anche qui a savona….


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Igor D'India Freelance Videomaker Chi sono, cosa faccio, perchè non me ne sto a casa? Agli inizi ho effettuato reportage in zone di guerra (Bosnia, Caucaso, Sahara Occidentale ) o poco conosciute come la “finca” cubana nella regione di Guantanamo. Qualche passaggio in Asia e Africa con una vecchia Y10 e un equipaggio di folli (in senso positivo) ha arricchito il quadro delle avventure in luoghi non proprio raccomandabili. Queste esperienze sono state per me una formazione indispensabile per le avventure venute in seguito, come la Marsala-Torino in bici per i 150 anni dell'Unità d'Italia, la risalita a piedi del martoriato fiume Oreto di Palermo, il mese in isolamento in una grotta profonda 25 metri nel Monte Pellegrino (Pa) e l'attraversamento del Canada in autostop in inverno. Lo scopo dei miei lavori è spesso raccontare una spedizione (solitaria o in team) o un importante avvenimento verificatosi nel luogo che si attraversa, con pochi a disposizione. Lo stile tende a essere quello degli esploratori/documentaristi di un tempo: imprese difficili con mezzi improbabili. Forse non sarà rimasto niente da esplorare, ma si possono fare esperienze straordinarie anche dietro casa se si affrontano in un certo modo. Supporti tecnologici che fanno "il lavoro per te", ad esempio, possono contaminare l'approccio onesto all'esperienza e rovinarne il senso. Dove si è da soli davanti all' ignoto e dove si pagano cari gli errori commessi, il successo (senza trucchi) così come il fallimento, garantiscono una maturazione personale più rapida delle esperienze ordinarie. Se poi le cose vanno male o è colpa tua o dell' imponderabile. In tutti i casi ci si trova sempre a dire "ma chi me lo ha fatto fare?". I ricordi te li godi dopo, davanti a una fresca birra con gli amici, o davanti a una tastiera, quando metti nero su bianco l'accaduto, tra il sorriso e la nostalgia.

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