Due giorni fortunati

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Il buon John, rilasciato dalla polizia, mi sta dando un passaggio fino a Calgary, Alberta. È tranquillo, mangia per quattro. Se è stanco si ferma un’ora a dormire. Viaggia con due Large Ice cups al cappuccino di Tim Horton’s sempre al suo fianco. Mi sarei fermato a Regina, ma nevica e posso guadagnare chilometri invece di dormire per terra.
Da Calgary inoltre, posso trovare un passaggio per Banff e salire sulle Rockies di giorno (l’anno scorso le attraversai di notte con i ragazzi delle ciliegie senza vedere nulla fino a Prince George). Non posso perdermi le montagne stavolta. Tra l’altro passato l’Ontario le province di mezzo sono una noia mortale. Pianura allagata e quattro vacche.
Meglio le montagne che spalancano le porte del wilderness assoluto prima di giungere nello Yukon Territory!

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2 Responses to “Due giorni fortunati”


  1. 1 Piero maggio 5, 2014 alle 6:06 am

    Calgary capitale dell’Alberta da qui se non ricordo male dovrebbe partire la East Access route quindi Edmonton, e sarai nel British Columbia. Qui : ottimi vini ed in stagione, ottime fragole e pesche. Prince George : territori d’indiani anche se la città è una classica città nordamericana . La route che porta a Prince Ruper attraversa boschi immensi. I paesi nati lungo la ferrovia sono insediamenti di boscaioli e società di sfruttamento che hanno messo radici. A Jasper incontrai un trentino sposato ad una canadese che per decenni lavorò in ferrovia. Con il legno ci sapeva fare e costruì, da solo, diverse casette leziose che ora affitta ai turisti. Sulla strada merita una sosta la visita al lake Emerald . Una volta il Ghiacciaio del monte Wapta arrivava con la sua lingua di fusione sino al lago, ora è molto arretrata. Vacci merita ! ed infine non puoi mancare la foto almeno una foto al lake Louise frequentatissimo in stagione dai turisti. All’Alaska, se queste sono le tue tappe e le migliaia di km li stai divorando, non manca poi molto. A Dawson Creek inizia, vado a memoria, la ALCAN. Come detto non vorrei ricordare una cosa per un’altra ma la strada che percorrerai sul breve è una strada storica costruita in pochissimo tempo dalle truppe del genio degli Stati Uniti che dopo Pearl Harbour temevano, come infatti successe per alcune isole delle Aleutine, lo sbarco delle truppe del Sol Levante sul continente americano. La strada fu costruita con immensi sacrifici di uomini e mezzi: zanzare grandi come elicotteri, attraversamento di fiumi, zone paludose in estate e ghiacciate in inverno. Lungo la ALCAN (Alaska – Canada) vi sono diversi post che mostrano l’epopea di questa avventura. La battaglia non fu vinta con carri armati e cannoni ma con caterpillar e grader mostri, per l’epoca, da 100 e passa cavalli. Ma questa è stata un’altra Storia.

  2. 2 silviagrillone04@gmail.com maggio 6, 2014 alle 8:19 am

    ciao,naturalmente fai foto,vero?buon proseguo…


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About me

Igor D'India Freelance Videomaker Chi sono, cosa faccio, perchè non me ne sto a casa? Agli inizi ho effettuato reportage in zone di guerra (Bosnia, Caucaso, Sahara Occidentale ) o poco conosciute come la “finca” cubana nella regione di Guantanamo. Qualche passaggio in Asia e Africa con una vecchia Y10 e un equipaggio di folli (in senso positivo) ha arricchito il quadro delle avventure in luoghi non proprio raccomandabili. Queste esperienze sono state per me una formazione indispensabile per le avventure venute in seguito, come la Marsala-Torino in bici per i 150 anni dell'Unità d'Italia, la risalita a piedi del martoriato fiume Oreto di Palermo, il mese in isolamento in una grotta profonda 25 metri nel Monte Pellegrino (Pa) e l'attraversamento del Canada in autostop in inverno. Lo scopo dei miei lavori è spesso raccontare una spedizione (solitaria o in team) o un importante avvenimento verificatosi nel luogo che si attraversa, con pochi a disposizione. Lo stile tende a essere quello degli esploratori/documentaristi di un tempo: imprese difficili con mezzi improbabili. Forse non sarà rimasto niente da esplorare, ma si possono fare esperienze straordinarie anche dietro casa se si affrontano in un certo modo. Supporti tecnologici che fanno "il lavoro per te", ad esempio, possono contaminare l'approccio onesto all'esperienza e rovinarne il senso. Dove si è da soli davanti all' ignoto e dove si pagano cari gli errori commessi, il successo (senza trucchi) così come il fallimento, garantiscono una maturazione personale più rapida delle esperienze ordinarie. Se poi le cose vanno male o è colpa tua o dell' imponderabile. In tutti i casi ci si trova sempre a dire "ma chi me lo ha fatto fare?". I ricordi te li godi dopo, davanti a una fresca birra con gli amici, o davanti a una tastiera, quando metti nero su bianco l'accaduto, tra il sorriso e la nostalgia.

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