Tombstone

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Dawson City.

E’ tutto diverso rispetto all’anno scorso. Quasi 7.000 km in sette giorni, invece che sei. Molto più freddo per strada e meno all’arrivo. Nello Yukon è tutto già pronto per l’estate, mentre un anno fa era ancora pieno inverno. Mi sembra già passata una vita da quando ho aiutato Tem a tirar via l’auto dalla neve, quel pomeriggio sulle Rockies.

 

Fisicamente non è stato difficile fin qua, anzi. L’unico problema può essere la mancanza di sonno. Non è che si dorma tanto in autostop, ancora meno durante i passaggi corti che hanno caratterizzato gli ultimi tre giorni.

La gente ti raccoglie perchè vuole compagnia, non puoi fregartene. Te li devi guadagnare i chilometri.

Sono le regole della strada. Se le infrangi potresti pagarne le conseguenze e rovinare un ambiente in cui si muovono in pochi, ma che è uno stile di vita per tutti. Specie chi lo fa per necessità (spesso qua si va al lavoro in autostop), non vuole sentire storie su autostoppisti noiosi, maleducati o magari violenti.

Appena fuori da Fort Nelson ero parecchio demoralizzato. Aspettare ore e ore sotto il sole o al freddo e viaggiare poi per pochi chilometri può essere davvero frustrante. Avrei tanto voluto vedere spuntare il mio buon vecchio Cowboy sul suo Ram 1500 e guidare con lui di nuovo fino a Dawson. Non è andata così. Ci sono voluti altri tre passaggi per arrivare a destinazione, ma alla fine è andata bene.

Ho quindi passato tre giorni in compagnia di Shannon, Park Interpreter al Tombstone Park sulla Dempster Highway. Lei è una ragazza incredibilmente simile alla natura dello Yukon: una grande bellezza dall’aspetto fragile e indifeso, che all’occorrenza sa essere dura come la roccia del Klondike e indipendente e forte come il lupo della Taiga.

Ho potuto vedere il lavoro di questi ragazzi che seguono il Centro Visitatori. Vivono in piccoli cabin, hanno la cucina comune fuori dal Centro, una piccola capanna adibita a gabinetto (la più lontana di tutte) e tutto il necessario per allontanare gli orsi in caso di intrusione.

Passano spesso giorni a camminare sulle montagne intorno, preparando i migliori percorsi per i turisti, che non potrebbero mai e poi mai avventurarsi da soli in mezzo a quelle immensità senza essere esperti escursionisti e conoscitori del wildlife.

Tombstone tuttavia non è il posto per me adesso. Devo lavorare e devo farlo a Dawson, dove ho quasi tutti i contatti che mi servono per le interviste e le riprese del film. Questo è il punto zero, verrà poi il tempo per canoaa. Ma sento già il forte magnetismo dello Yukon che pian piano mi avvolge, come se non avessi mai lasciato il Grande Nord. E’ una sensazione di appartenenza che mi dà malinconia, perchè in realtà so di essere solo un ospite. 20140514-143842.jpg

 

 

 

 

 

 

 

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1 Response to “Tombstone”


  1. 1 Piero maggio 17, 2014 alle 3:05 pm

    Carissimo

    sono tornato or ora dalla Normandia. Un giro lunghissimo con delle belle scarpinate. . Dawson city quanti ricordi ! quando ho tempo ti rispondo. Domenica mia mamma compie cent’anni e Lunedì parto per fare una parte del Camino di Compostela. Ci sentiamo appena posso , Aprezzo le tue news leggerle mi fa ringiovanire di 30 anni.

    Piero


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Igor D'India Freelance Videomaker Chi sono, cosa faccio, perchè non me ne sto a casa? Agli inizi ho effettuato reportage in zone di guerra (Bosnia, Caucaso, Sahara Occidentale ) o poco conosciute come la “finca” cubana nella regione di Guantanamo. Qualche passaggio in Asia e Africa con una vecchia Y10 e un equipaggio di folli (in senso positivo) ha arricchito il quadro delle avventure in luoghi non proprio raccomandabili. Queste esperienze sono state per me una formazione indispensabile per le avventure venute in seguito, come la Marsala-Torino in bici per i 150 anni dell'Unità d'Italia, la risalita a piedi del martoriato fiume Oreto di Palermo, il mese in isolamento in una grotta profonda 25 metri nel Monte Pellegrino (Pa) e l'attraversamento del Canada in autostop in inverno. Lo scopo dei miei lavori è spesso raccontare una spedizione (solitaria o in team) o un importante avvenimento verificatosi nel luogo che si attraversa, con pochi a disposizione. Lo stile tende a essere quello degli esploratori/documentaristi di un tempo: imprese difficili con mezzi improbabili. Forse non sarà rimasto niente da esplorare, ma si possono fare esperienze straordinarie anche dietro casa se si affrontano in un certo modo. Supporti tecnologici che fanno "il lavoro per te", ad esempio, possono contaminare l'approccio onesto all'esperienza e rovinarne il senso. Dove si è da soli davanti all' ignoto e dove si pagano cari gli errori commessi, il successo (senza trucchi) così come il fallimento, garantiscono una maturazione personale più rapida delle esperienze ordinarie. Se poi le cose vanno male o è colpa tua o dell' imponderabile. In tutti i casi ci si trova sempre a dire "ma chi me lo ha fatto fare?". I ricordi te li godi dopo, davanti a una fresca birra con gli amici, o davanti a una tastiera, quando metti nero su bianco l'accaduto, tra il sorriso e la nostalgia.

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