The Yukon Blues Cap 4, D-day

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Credo che domani, se il pannello nuovo funzionerà a dovere, sarà il giorno della partenza. Oltre non posso aspettare. Ho già sforato di due giorni (come sempre devo dire) e mi sta invadendo un forte senso di noia e di impotenza, misto a voglia di lasciare questa città e andare.
È una sensazione forte, fortissima. Cammino ogni giorno lungo il fiume, studiando tutti i passaggi per raggiungere la corrente principale, perché partendo dal Robert Service Campground mi troverò in un canale laterale con acqua bassissima e a rischio portage. Sono circa a un paio di chilometri dal punto di incontro delle varie correnti, ma forse posso tagliare tra le due isole o riprendere la corrente più indietro. Chiederò a qualcuno di qua per sapere cosa si fa di solito. Questo campeggio è il punto di partenza di centinaia di spedizioni (soprattutto tedeschi e americani) dirette un po’ in tutto lo yukon.È un’atmosfera affascinante, da campo base del K2 o da Gold Rush.

La sera si discute intorno al fuoco e ci si racconta di “quella volta che l’orso entrò nel campo di notte” o “quando ho ridisceso il Colorado River da fonte a foce” o ancora “quella volta che nella grotta ci fu un terremoto”.

Non c’è la competizione stupida e del fanfarone di turno che inventa storie e cerca applausi e sminuisce le disavventure degli altri.

La gran parte delle volte ci si aiuta a vicenda, si scambiano provviste e mappe, persino attrezzatura.
Ieri ho aiutato un californiano di una sessantina d’anni che vanta diverse discese da monte a valle dei fiumi più impegnativi degli USA, tra cui il Colorado. Abbiamo trasportato insieme il suo Kayak fino al canale di partenza e mi ha regalato un pacco di biscotti ai fichi secchi che ho mangiato avidamente in pochi minuti. Fisicamente lui sembrava un po’ provato. Veniva da nove giorni di traversata, dalle sorgenti dello Yukon a WH(che in teoria sono 4 giorni di remata, ma il vento lo ha frustato per benino). Sua moglie lo aveva dato per disperso…e la telefonata per rassicurarla è una delle cose più belle che abbia mai sentito in vita mia.
Gli auguro il meglio…va downstream al Mare di Bering…
La mia amica Teresa D’Elia mi ha raggiunto a WH per fare alcune riprese della partenza da terra. Senza di lei e la sua devozione per il progetto i tempi sarebbero stati sicuramente più lunghi.

Oggi piove, ma finalmente posso mettere via la roba come si deve e svuotare la povera tendina dalle borse stagne, dalle corde, dai libri, le mappe ecc…

La canoa giace accanto alla tenda, rovesciata su un fianco e legata a un albero. Mi mostra la pancia già abbondantemente graffiata dalle sue precedenti avventure. Era marchiata con un numero “021”. Da oggi in poi sarà semplicemente “Rossana”.

A presto gente.
Potete seguirmi sulla mappa live in questo blog quando volete…

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3 Responses to “The Yukon Blues Cap 4, D-day”


  1. 1 Alessandro giugno 23, 2014 alle 1:12 am

    In tanti mi chiedono di te. Saluti in tante lingue diverse

  2. 2 Pablo giugno 25, 2014 alle 9:55 pm

    Un grande in bocca al lupo e in c… alla balena….se mai ne dovessi incontrare una!!!
    Hasta luego .. mas Igor

    Pablo


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About me

Igor D'India Freelance Videomaker Chi sono, cosa faccio, perchè non me ne sto a casa? Agli inizi ho effettuato reportage in zone di guerra (Bosnia, Caucaso, Sahara Occidentale ) o poco conosciute come la “finca” cubana nella regione di Guantanamo. Qualche passaggio in Asia e Africa con una vecchia Y10 e un equipaggio di folli (in senso positivo) ha arricchito il quadro delle avventure in luoghi non proprio raccomandabili. Queste esperienze sono state per me una formazione indispensabile per le avventure venute in seguito, come la Marsala-Torino in bici per i 150 anni dell'Unità d'Italia, la risalita a piedi del martoriato fiume Oreto di Palermo, il mese in isolamento in una grotta profonda 25 metri nel Monte Pellegrino (Pa) e l'attraversamento del Canada in autostop in inverno. Lo scopo dei miei lavori è spesso raccontare una spedizione (solitaria o in team) o un importante avvenimento verificatosi nel luogo che si attraversa, con pochi a disposizione. Lo stile tende a essere quello degli esploratori/documentaristi di un tempo: imprese difficili con mezzi improbabili. Forse non sarà rimasto niente da esplorare, ma si possono fare esperienze straordinarie anche dietro casa se si affrontano in un certo modo. Supporti tecnologici che fanno "il lavoro per te", ad esempio, possono contaminare l'approccio onesto all'esperienza e rovinarne il senso. Dove si è da soli davanti all' ignoto e dove si pagano cari gli errori commessi, il successo (senza trucchi) così come il fallimento, garantiscono una maturazione personale più rapida delle esperienze ordinarie. Se poi le cose vanno male o è colpa tua o dell' imponderabile. In tutti i casi ci si trova sempre a dire "ma chi me lo ha fatto fare?". I ricordi te li godi dopo, davanti a una fresca birra con gli amici, o davanti a una tastiera, quando metti nero su bianco l'accaduto, tra il sorriso e la nostalgia.

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