Toronto, Game over

Viaggiare verso Est non è stato semplice. Di questi incredibili 16.000 km in autostop (9000km dei quali solo del viaggio di ritorno) ben 6000km sono risultati un lento susseguirsi di passaggi corti e di notti passate a dormire vicino ai camion in sosta o con la testa poggiata su un tavolino di un fast food.

20140820-122451.jpg

I “flussi” qua vanno più verso ovest solitamente, da fine aprile a settembre, per questo mi preoccupava il fatto di attraversare l’Ontario, poiché è una provincia enorme e, per attraversarla, ci vogliono venti ore di auto, dal confine ovest a Toronto. Figurarsi con passaggi brevi…

Fortunatamente, dopo la notte in un McDonald’s a Regina e le innumerevoli ore bloccato a Winnipeg, ho trovato il passaggio risolutivo. Era un tizio piuttosto “particolare”, un camionista dell’Alberta in vacanza, con l’abitudine di farsi una bonga ogni ora, guidando senza cintura, oltre i limiti di velocità e spesso bevendo birra. Strano per un camionista canadese, seppure in vacanza. La cosa che più mi intimoriva era la quantità di marijuana che portava in una busta di plastica sotto al sedile. In Italia ci avrebbero buttato dentro di sicuro, se ci avessero fermato. Qua magari no, ma di un ennesimo interrogatorio a soli 1700km da “casa”, non avevo proprio voglia.

Mentre la BC era in fiamme, Alberta e Sasketchwan riarse, l’Ontario è ora piuttosto umido e ventilato.

20140820-131214.jpg

Ad accogliermi al mio arrivo, a Yorkdale (Toronto), la famiglia Pellerito, gli amici conosciuti l’anno scorso, quando tutto questo sembrava ancora un sogno irrealizzabile.
Improvvisamente è tutto finito. Sono riuscito a vivere l’avventura che desideravo, con tanti imprevisti e cambiamenti di rotta, e la solita domanda torna ora bussare: “che fare domani?”.
Sento già il forte contrasto tra la felicità del rientro e la malinconia del non essere più in strada o sul fiume, quando la mattina non sapevo chi o cosa avrei incontrato sul mio percorso, o dove bastava seguire la corrente per trovare un’isola deserta sulla quale riposare, ascoltando il canto del lupo o del coyote. Ma alla fine è giusto così. È una malinconia che conosco… è “the yukon blues”.

Annunci

2 Responses to “Toronto, Game over”


  1. 1 eLpuertoricano03 agosto 22, 2014 alle 9:49 am

    Grande Igor…ce l’hai fatta!
    sei un sognatore avventuriero e non smetterlo mai di esserlo!
    saluti dal nord da un emigrato palermitano!

  2. 2 francesca cusumano agosto 26, 2014 alle 1:17 pm

    Igor non avevo dubbi che ce l’avresti fatta anche se la strada era così lunga e difficile! Peccato per Rossana, ma d’altra parte dove l’hai lasciata si sentirà “a casa” e con lei vivrà ancora da quelle parti il ricordo di Walter…
    Appena torni in Italia ( o forse sei già arrivato?) , fatti sentire così organizziamo qualche “uscita”.
    Francesca


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...




Sharks palermo, igor d'india

Social Partner

About me

Igor D'India Freelance Videomaker Chi sono, cosa faccio, perchè non me ne sto a casa? Agli inizi ho effettuato reportage in zone di guerra (Bosnia, Caucaso, Sahara Occidentale ) o poco conosciute come la “finca” cubana nella regione di Guantanamo. Qualche passaggio in Asia e Africa con una vecchia Y10 e un equipaggio di folli (in senso positivo) ha arricchito il quadro delle avventure in luoghi non proprio raccomandabili. Queste esperienze sono state per me una formazione indispensabile per le avventure venute in seguito, come la Marsala-Torino in bici per i 150 anni dell'Unità d'Italia, la risalita a piedi del martoriato fiume Oreto di Palermo, il mese in isolamento in una grotta profonda 25 metri nel Monte Pellegrino (Pa) e l'attraversamento del Canada in autostop in inverno. Lo scopo dei miei lavori è spesso raccontare una spedizione (solitaria o in team) o un importante avvenimento verificatosi nel luogo che si attraversa, con pochi a disposizione. Lo stile tende a essere quello degli esploratori/documentaristi di un tempo: imprese difficili con mezzi improbabili. Forse non sarà rimasto niente da esplorare, ma si possono fare esperienze straordinarie anche dietro casa se si affrontano in un certo modo. Supporti tecnologici che fanno "il lavoro per te", ad esempio, possono contaminare l'approccio onesto all'esperienza e rovinarne il senso. Dove si è da soli davanti all' ignoto e dove si pagano cari gli errori commessi, il successo (senza trucchi) così come il fallimento, garantiscono una maturazione personale più rapida delle esperienze ordinarie. Se poi le cose vanno male o è colpa tua o dell' imponderabile. In tutti i casi ci si trova sempre a dire "ma chi me lo ha fatto fare?". I ricordi te li godi dopo, davanti a una fresca birra con gli amici, o davanti a una tastiera, quando metti nero su bianco l'accaduto, tra il sorriso e la nostalgia.

Post Archive

Free donations

Inserisci la tua mail per essere avvisato quando viene pubblicato un nuovo post!

Segui assieme ad altri 1.091 follower


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: