Durante il montaggio di “The Yukon Blues”

Tornato in Italia non è stato affatto facile ambientarsi e tornare a misurarsi con una realtà caotica e innaturale.

Ho scritto per LAVOCE di NY in merito a questo senso di non appartenenza…

http://www.lavocedinewyork.com/Nell-ecosistema-artificiale-di-Milano-un-duro-senso-di-non-appartenenza/d/8254/

 

Sono stati giorni molto intensi, ma è pronto finalmente il trailer della Serie TV “The Yukon Blues” che con Kobalt Entertainment stiamo montando per la distribuzione in Italia e all’estero.

 

Versione ENGL

 

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2 Responses to “Durante il montaggio di “The Yukon Blues””


  1. 1 paola ottobre 24, 2014 alle 3:47 pm

    Avvincente Igor!Un grande in bocca al lupo per i tuoi progetti futuri

  2. 2 Giorgia dicembre 13, 2014 alle 5:32 pm

    Daje Igor! L’impresa di vivere a Milano è stata di sicuro più ardua dello Yukon, ma è fatta anche questa!! E presto potrai ricominciare un altro capitolo… per darcelo in pasto…


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About me

Igor D'India Freelance Videomaker Chi sono, cosa faccio, perchè non me ne sto a casa? Agli inizi ho effettuato reportage in zone di guerra (Bosnia, Caucaso, Sahara Occidentale ) o poco conosciute come la “finca” cubana nella regione di Guantanamo. Qualche passaggio in Asia e Africa con una vecchia Y10 e un equipaggio di folli (in senso positivo) ha arricchito il quadro delle avventure in luoghi non proprio raccomandabili. Queste esperienze sono state per me una formazione indispensabile per le avventure venute in seguito, come la Marsala-Torino in bici per i 150 anni dell'Unità d'Italia, la risalita a piedi del martoriato fiume Oreto di Palermo, il mese in isolamento in una grotta profonda 25 metri nel Monte Pellegrino (Pa) e l'attraversamento del Canada in autostop in inverno. Lo scopo dei miei lavori è spesso raccontare una spedizione (solitaria o in team) o un importante avvenimento verificatosi nel luogo che si attraversa, con pochi a disposizione. Lo stile tende a essere quello degli esploratori/documentaristi di un tempo: imprese difficili con mezzi improbabili. Forse non sarà rimasto niente da esplorare, ma si possono fare esperienze straordinarie anche dietro casa se si affrontano in un certo modo. Supporti tecnologici che fanno "il lavoro per te", ad esempio, possono contaminare l'approccio onesto all'esperienza e rovinarne il senso. Dove si è da soli davanti all' ignoto e dove si pagano cari gli errori commessi, il successo (senza trucchi) così come il fallimento, garantiscono una maturazione personale più rapida delle esperienze ordinarie. Se poi le cose vanno male o è colpa tua o dell' imponderabile. In tutti i casi ci si trova sempre a dire "ma chi me lo ha fatto fare?". I ricordi te li godi dopo, davanti a una fresca birra con gli amici, o davanti a una tastiera, quando metti nero su bianco l'accaduto, tra il sorriso e la nostalgia.

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